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Crollo demografico e aule vuote: la scuola pugliese perde quasi 12mila studenti in un solo anno

La crisi demografica in Puglia non è più un’ipotesi del futuro, ma una realtà quantificabile nei banchi di scuola. I dati della programmazione scolastica regionale relativi all’anno 2026/2027 certificano una flessione verticale della popolazione studentesca: saranno 494.456 gli alunni iscritti, a fronte dei 506.326 registrati nell’anno precedente.

Una perdita netta di 11.870 studenti che travalica la semplice oscillazione congiunturale per assumere la dimensione di uno shock strutturale capillare e diffuso.

La contrazione risparmia pochi territori e colpisce severamente l’intera mappa regionale:

  • Città metropolitana di Bari: -4.174 studenti;

  • Provincia di Lecce: -2.267 studenti;

  • Provincia di Taranto: -2.170 studenti;

  • Provincia di Foggia: -1.589 studenti;

  • Provincia di Barletta-Andria-Trani: -1.058 studenti;

  • Provincia di Brindisi: -755 studenti.

Particolarmente allarmante risulta la quota che interessa le prime classi (dalle primarie alle superiori), dove le nuove immatricolazioni scendono da 93.692 a 90.612, bruciando in un solo passaggio 3.080 iscrizioni.

Il contesto Istat: denatalità e un tasso di fecondità tra i più bassi d’Italia

L’analisi dell’emergenza scolastica trova conferma nelle rivelazioni del bilancio demografico fornito dall’Istat. Al 31 dicembre 2025 la popolazione complessiva della Puglia è scesa a 3.865.277 residenti, con un saldo negativo di 12.118 unità in dodici mesi, in un trend che vede il tasso di fecondità toccare il minimo storico regionale di 1,16 figli per donna (inferiore alla già ridotta media nazionale di 1,18).

Nel medesimo periodo, le nascite su scala regionale si sono fermate a quota 22.897, con una flessione del 5,7% in un solo anno. Un’onda lunga avviatasi nell’ultimo quinquennio: i report della rete scolastica evidenziano che tra il 2020 e il 2025 la scuola dell’infanzia statale ha già perso il 10,9% degli iscritti, la primaria il 9,8% e la secondaria di primo grado il 9,4%. Un calo progressivo destinato ad azzerare, nel giro di qualche anno, decine di autonomie e corsi di studi nei cicli superiori.

L’allarme del CNDDU: “Inutile tagliare servizi, serve una programmazione a lungo termine”

Sui rischi legati alla sola logica dei tagli finanziari interviene il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU). Il presidente del sindacato, prof. Romano Pesavento, sollecita un profondo cambio di prospettiva nelle strategie degli enti regionali e statali.

“Considerare quasi dodicimila studenti in meno come un semplice dato da gestire attraverso la revisione di classi, organici ed accorpamenti di autonomie significa intervenire sugli effetti senza assumere la portata strutturale del fenomeno”, dichiara il prof. Romano Pesavento. “I dati della denatalità sono già ampiamente leggibili. Ridurre progressivamente i servizi territoriali ed essenziali rischia soltanto di alimentare un circolo vizioso: al calo di residenti segue l’indebolimento dell’offerta scolastica e dei trasporti, creando un ambiente sempre meno attrattivo per giovani e famiglie.”

Il Coordinamento sottolinea inoltre come la gestione del dimensionamento scolastico basata su rigidi parametri numerici impatti gravemente sui piccoli comuni della Puglia interna e dell’entroterra, aumentando le distanze e i costi indiretti a carico delle famiglie e delle amministrazioni locali.

L’emorragia del Capitale Umano: persi 31mila giovani laureati

Il calo demografico scolastico e la denatalità sono amplificati da un secondo fattore critico: il saldo migratorio interno negativo. Secondo i dati analizzati nel report, nel periodo compreso tra il 2019 e il 2025 la Puglia ha perso quasi 31.000 giovani laureati italiani tra i 25 e i 34 anni.

Una vera e propria emorragia di capitale umano altamente qualificato che incide in maniera diretta non solo sulla formazione del PIL e della capacità produttiva locale, ma anche sul potenziale di natalità futuro, privando il territorio di nuclei familiari in fase di stabilizzazione economica.

Se non si interverrà con politiche integrate capaci di unire qualità del lavoro, potenziamento dei servizi scolastici h24 e misure strutturali di contrasto allo spopolamento, la progressiva chiusura delle aule pugliesi diventerà l’anticamera di un impoverimento sociale ed economico difficilmente reversibile.

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Redazione
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