Grande partecipazione nei principali scali marittimi italiani per lo sciopero nazionale dei lavoratori portuali promosso dall’Unione Sindacale di Base (USB). La mobilitazione è stata indetta per rivendicare il riconoscimento del lavoro portuale come lavoro usurante e per manifestare un netto rifiuto contro l’ipotesi di introdurre le agenzie di lavoro interinale nell’organizzazione banchiniera.
La protesta mira a sollecitare la convocazione immediata presso il Ministero del Lavoro del tavolo tecnico concordato a maggio 2025, fondamentale per delineare le tutele previdenziali legate alla gravosità delle mansioni svolte nei porti.
Il nodo politico: stop agli interinali per tutelare l’Articolo 17
A surriscaldare il clima del settore marittimo è l’emendamento alla riforma portuale presentato dalle forze di maggioranza. La norma consentirebbe l’impiego delle agenzie interinali nei porti, un intervento che i sindacati giudicano un attacco diretto al modello organizzativo consolidato e al ruolo delle società ex articolo 17 della Legge 84/94 e delle compagnie portuali storiche.
I dati registrati durante la giornata evidenziano un’adesione diffusa nei principali hub logistici della penisola:
Genova: blocco totale dell’operatività al terminal PSA, mentre negli altri terminal della capitale ligure l’astensione ha superato il 70%.
Gioia Tauro: adesioni oltre il 70% grazie alla sinergia con il sindacato Orsa Porti e un partecipato presidio di protesta ai varchi d’accesso.
Livorno: operatività ridotta con adesioni tra il 60% e il 70% nei terminal container TDT e Lorenzini.
Trieste, Ancona e Civitavecchia: fermo oltre il 50% della forza lavoro.
Paralelamente all’astensione dal lavoro, delegazioni e presidi si sono svolti presso le Prefetture di Genova e Trieste e di fronte all’Autorità di Sistema Portuale di Livorno per sollecitare un intervento del Governo centrale sulle criticità normative e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.
Stato di agitazione e nuove date di mobilitazione
Il fronte sindacale contesta inoltre i rilievi sollevati dalla Commissione di Garanzia sull’esercizio del diritto di sciopero e annuncia l’apertura formale dello stato di agitazione per i temi legati al carovita e alla perdita di potere d’acquisto dei salari.
L’Unione Sindacale di Base ha già delineato le prossime tappe del calendario di protesta:
3 ottobre 2026: Assemblea nazionale dei lavoratori portuali a Genova.
30 ottobre 2026: Nuovo sciopero nazionale contro il riarmo, la militarizzazione degli scali, le politiche di automazione e le speculazioni economiche nel settore.












