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Il sipario, questa volta, è calato davvero. Mentre la città di Lucca ha appena acceso le luci per l’edizione 2026 del Lucca Comics & Games, il mondo dello spettacolo piange la scomparsa di Sir Patrick Stewart, venuto a mancare a Los Angeles all’età di 86 anni. Una coincidenza temporale dolorosissima, che arriva a poche ore dall’inaugurazione del festival e che amplifica il senso di vuoto tra i padiglioni e le piazze toscane, dove l’attore era stato accolto come un re in occasione della sua memorabile ospitata di qualche anno fa, lasciando un ricordo indelebile in migliaia di fan italiani.
Con lui se ne va non solo un volto totemico della cultura pop contemporanea, ma uno degli ultimi veri aristocratici della recitazione classica britannica, capace di attraversare settant’anni di storia dello spettacolo con la stessa, ineguagliabile autorevolezza sia che recitasse i versi di Shakespeare sul palcoscenico del Royal Shakespeare Theatre, sia che solcasse i quadranti della plancia dell’USS Enterprise o sollevasse le dita alle tempie per leggere nella mente nei panni del Professor X.
Dalle tavole del West End all’immortalità galattica
Nato nello Yorkshire nel 1940, Stewart aveva fatto della voce tonante e della magnetica compostezza corporea i suoi marchi di fabbrica. Prima di diventare un’icona planetaria, era stato un formidabile attore shakespeariano: un Macbeth, un Enrico IV e un Prospero memorabili, formatisi nella severa e prestigiosa fucina della Royal Shakespeare Company.
Il grande pubblico lo aveva adottato definitivamente nel 1987, quando indossò la divisa color cremisi del Capitano Jean-Luc Picard in Star Trek: The Next Generation. Stewart prese un ruolo che poteva sembrare impossibile da sdoganare dopo il carisma di William Shatner e lo rese profondamente letterario, intriso di umanità, dilemmi morali e una fiera integrità intellettuale che ha ridefinito l’eroismo televisivo fantascientifico. E quando la saga sembrava aver esaurito i suoi cicli, ci ha regalato una seconda giovinezza autoriale con la serie Star Trek: Picard, chiudendo il cerchio di un personaggio che è diventato parte della famiglia di milioni di spettatori.
Il mutante nobile e il cinema blockbuster
Ma la grandezza di Patrick Stewart risiedeva nel suo rifiuto totale dei compartimenti stagni. Sapeva passare dal teatro elisabettiano al cinema d’intrattenimento di massa con la naturalezza dei grandi. Nel 2000, con il primo X-Men di Bryan Singer, ha prestato il volto e la profonda empatia a Charles Xavier (Professor X).
Accanto all’amico e sodale Ian McKellen (Magneto), Stewart ha donato al cinecomic una dignità tragica e shakespeariana. Quella dialettica tra Xavier e Magneto — specchio sottile e doloroso delle lotte per i diritti civili nel mondo reale — non avrebbe avuto la stessa potenza emotiva senza il timbro rassicurante e al contempo tagliente di Stewart.
Il trauma di Logan, la speranza nel trailer e l’ultimo saluto a Doomsday
Il legame profondo tra il pubblico e il suo Charles Xavier si era incrinato di dolore nel 2017 con Logan – The Wolverine. La tragica e struggente scomparsa del personaggio in quel capolavoro crepuscolare aveva rappresentato un vero e proprio trauma emotivo, una ferita aperta dalla quale molti fan non si erano mai davvero ripresi.
Ecco perché le prime immagini del trailer di Avengers: Doomsday avevano acceso un’ondata di pura speranza e commozione: rivedere anche solo per un istante il suo volto e riascoltare quella voce inconfondibile nei panni del Professor X aveva il sapore di un risarcimento del cuore, la promessa di una reunion attesa per anni.
Il destino ha voluto che quel ritorno nel multiverso Marvel diventasse anche il suo ultimo atto cinematografico. Sir Patrick Stewart apparirà infatti postumo nella pellicola, consegnando alla storia della saga il suo addio definitivo. Sapere che quella in Doomsday sarà la sua ultima performance su schermo trasformerà ogni sua battuta e ogni suo sguardo saggio nel testamento artistico di un gigante inarrivabile.
Intervistato in passato sulla possibilità del ritiro, Stewart aveva risposto con la sua consueta ironia e passione ferrea: “Non riesco a immaginarmi a ritirarmi ufficialmente. Sarò sempre e per sempre un attore”.
Aveva ragione. Sir Patrick Stewart non è andato in pensione: si è semplicemente congedato dalla scena terrena, lasciandoci orfani di una voce che sapeva guidarci tra le stelle e dentro i labirinti più complessi dell’animo umano. Buon viaggio, Capitano.












