Dare voce a chi ha spezzato le catene della violenza e dell’abuso, superando la logica della pietas per restituire centralità alla forza della rinascita. Questo l’obiettivo di “Sopravvissuta – Storie di chi ha spezzato le catene”, l’incontro-testimonianza in programma giovedì 5 novembre 2026, a partire dalle ore 18:00, presso gli spazi del Carroponte alle Manifatture Knos di Lecce.
L’iniziativa, promossa dal circolo cittadino dei Giovani Democratici, unisce l’impegno politico e di sensibilizzazione territoriale all’esperienza clinica e umana sul campo.
Un evento creato dalle donne per le donne
Il cuore dell’appuntamento sarà costituito dai racconti in prima persona di Giulia e Dosolina, che condivideranno le proprie storie di riscatto per dare una dimensione reale e concreta a un’emergenza sociale, quella della violenza di genere, i cui dati in terra di Puglia fanno registrare numeri in costante crescita. All’incontro prenderanno parte anche la dott.ssa Margherita Donaera e Amelia Grasso, vicesegretaria dei Giovani Democratici di Lecce.
«Aprire la bocca, alzare la voce, dissentire, lasciare andare, significa rompere il circuito – sottolinea Amelia Grasso – significa scegliere di essere un altro tipo di donna, una donna “non angelo” che non deve accudire nessuno, che può guardare altrove, una donna scomoda. Significa avere il coraggio di rompere gli schemi e la forza di affrontarne le conseguenze».
Gli organizzatori evidenziano come la lotta alla violenza non debba ridursi a una ricorrenza o a una reazione emotiva legata all’ennesimo fatto di cronaca, bensì configurarsi come una responsabilità quotidiana che richiede investimenti in prevenzione, educazione affettiva e reti di supporto accessibili, superando la pericolosa e banale domanda “perché non se n’è andata?” di fronte a relazioni abusanti.
La testimonianza della dott.ssa Donaera
Un contributo centrale sarà quello della dott.ssa Margherita Donaera, che unisce la competenza professionale al vissuto personale: «E prima ancora di essere una professionista che studia questi fenomeni e che si prende cura delle vittime, sono io stessa una sopravvissuta – dichiara la dottoressa Donaera –. So quanto possa essere difficile trovare le parole per raccontare ciò che si è attraversato, soprattutto in una società che troppo spesso chiede alle vittime di giustificare il proprio dolore, anziché interrogarsi sulla responsabilità di chi lo ha provocato. Dare fisicamente voce alle sopravvissute significa non guardare con pietà, non definire la persona per ciò che ha vissuto ma per il modo in cui lo ha superato, perché è il silenzio che protegge chi quella violenza l’ha esercitata».












