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Scuola, permessi Legge 104 per docenti fuori sede: il CNDDU chiede al ministro di elevarli a sei giorni

Un intervento normativo strutturale per colmare le disparità territoriali e logistiche che penalizzano i docenti di ruolo impegnati nell’assistenza ai familiari con disabilità grave. È la richiesta formale rinnovata al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) — presieduto dal prof. Romano Pesavento —, che torna a sollecitare il passaggio da tre a sei giorni mensili di permesso retribuito per i lavoratori della scuola “fuori sede”.

La proposta punta a correggere una disciplina uniforme che, non tenendo conto delle distanze geografiche e delle difficoltà nei collegamenti, produce impatti profondamente differenti sulle reali possibilità di cura.

L’impatto della distanza e i limiti della normativa attuale

Secondo il CNDDU, l’attuale previsione di tre giorni mensili risulta spesso inadeguata quando il docente presta servizio a centinaia di chilometri di distanza dal proprio domicilio familiare. Una quota rilevante del tempo a disposizione viene infatti assorbita dai trasferimenti, dalle coincidenze ferroviarie o aeree e dalle criticità infrastrutturali, riducendo drasticamente le ore effettivamente destinate all’assistenza.

Si genera così una palese contraddizione: una tutela riconosciuta dall’ordinamento perde efficacia proprio laddove si registrano i maggiori ostacoli logistici. Il Coordinamento evidenzia come il peso economico e organizzativo della distanza finisca per gravare interamente sul lavoratore, supplendo alle criticità nella gestione della mobilità del personale scolastico e alla mancata assegnazione provvisoria.

I criteri della proposta e la sostenibilità finanziaria

La misura avanzata dal CNDDU prevede che l’estensione a sei giorni mensili venga disciplinata attraverso parametri rigorosi e verificabili:

  • Requisiti specifici: documentazione di una distanza significativa tra la sede di servizio e il domicilio del familiare assistito.

  • Parametri di valutazione: non solo il computo chilometrico, ma anche i tempi effettivi di percorrenza e l’accessibilità dei collegamenti territoriali.

Sul piano economico, il Coordinamento sottolinea la necessità di superare valutazioni generiche sull’onerosità dell’intervento. L’ampliamento dei permessi non comporterebbe un incremento dello stipendio ordinario, mentre i costi aggiuntivi — legati esclusivamente alle esigenze di sostituzione — andrebbero quantificati preventivamente dal Ministero d’intesa con il MEF, individuando coperture finanziarie dedicate che non intacchino i bilanci ordinari delle scuole.

Mobilità prioritaria e appello al Governo

Dal CNDDU viene ribadito che l’aumento dei giorni di permesso non dovrà in alcun modo sostituire gli strumenti di mobilità territoriale, che restano l’obiettivo primario per il ricongiungimento familiare. I sei giorni rappresenterebbero una misura compensativa indispensabile per le situazioni in cui tale trasferimento non risulti concretamente attuabile.

«Applicare indistintamente la medesima disciplina a chi può raggiungere quotidianamente il familiare assistito e a chi deve affrontare centinaia di chilometri significa ignorare una differenza sostanziale nelle condizioni di assistenza — sottolinea il presidente Romano Pesavento —. Il problema è noto, gli strumenti per valutarlo esistono e la sua soluzione richiede ormai una scelta politica esplicita, non ulteriori dichiarazioni di attenzione».

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