Mattarella e quei pochi ingredienti per il Governo

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Roma, 03-02-2015. Quirinale Cerimonia di insediamento del neoeletto Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella Ph: Cristian Gennari/Siciliani

Tutti guardano Mattarella, si chiedono cosa partorirà la saggezza del Colle, come si muoverà l’uomo della Presidenza della Repubblica, ma francamente il potere di dare l’incarico per formare un Esecutivo, è solamente figlio di pesi e contrappesi politici, dove il Capo dello Stato può solo prendere atto.

Anche lì dove la mano della moral suasion, come con Napolitano, s’era spinta molto oltre i formali poteri, vi fu una precisa volontà partitica di abiurare alle loro prerogative, lasciando campo libero. Mattarella è come un cuoco che deve preparare la carbonara senza che gli sia fornito il guanciale.

Siamo allo start delle Consultazioni, e dopo avere udito Maria Elisabetta Alberti Casellati, Roberto Fico e Giorgio Napolitano, rispettivamente Presidente del Senato, Camera, e Presidente della Repubblica emerito, Mattarella udirà le micro-formazioni in un crescendo che si chiuderà domani con il Movimento 5 Stelle.

In molti scommettono che un primo giro, ma forse anche un secondo ed un terzo, andranno a vuoto. Troppi i veti incrociati, e probabilmente poche le chance di una legislatura di lungo respiro, chiunque la componga.

Il candidato in pectore Di Maio, ha proposto un accordo alla tedesca, firmando un Patto e portando a compimento solo le cose previste, tornando poi alle urne. Discorso reso complicato dal PD che fa orecchie da mercante, e dal centrodestra che non lascia Berlusconi.

Sì perché non solo i grillini non mollano la presa sulla premiership, ma per ora non derogano nemmeno su un punto, l’arci-nemico Silvio dev’essere fuori dai giochi di Palazzo.

Salvini è in un momento strategico parecchio delicato, un approccio giusto e fa il banco, ma uno sbagliato e resta col cerino in mano. Certo il M5S non sarà mai un alleato, ma nemmeno il Cavaliere gli è tanto amico. Il rischio di uno strappo totale è quello di essere tacciato d’incoerenza, e di perdere appeal su un certo tipo d’elettorato. Come è pur vero che forse sotto una certa soglia per il momento gli azzurri non andranno, decimati come sono c’è uno zoccolo duro del 10% che vota il brand Berlusconi, e non è certo un elettorato che si sposti facilmente.

Parliamo del popolo delle reti Mediaset, casalinghe, pensionati, dove gli opinion maker non sono sul fondo del Corriere ma nelle luci da salotto della D’Urso.

Un Salvini libero da lacci e lacciuoli, invece di scalfire la pietra della devozione a Canale5, pescherebbe più facilmente nella prateria degli indecisi e perché no, andrebbe ad erodere consenso al M5S, riportando a casa buona parte dell’elettorato che non condivide le politiche “più a sinistra.”

Qualunque siano le mosse future, una cosa fa sorridere gli amanti della storia di Davide contro Golia. Uno steward dello Stadio San Paolo di Napoli, tiene sotto scacco uno che di squadre di calcio ne è stato proprietario.

Un po’ come se il giornalaio sotto casa vostra, vi svegliaste e lo ritrovaste a guidare il gruppo L’Espresso.

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Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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