Una vicenda che, sebbene ancora lontana dalla sua conclusione processuale, lascia delle ombre oscure sulla politica pugliese e sulle possibili vicinanze con il mondo della criminalità soprattutto quando in ballo ci sono le elezioni ed i voti.
Un argomento su cui, a prescindere da ogni colorazione politica, l’attenzione dovrebbe essere massima e i margini di incertezza ridotti al minimo.
“Il dovere della politica è tutelare i cittadini o tutelare se stessa? Quante volte ancora la politica pugliese eviterà di occuparsi di seri problemi di criminalità e corruzione che vanno ogni giorno ad aggravare le condizioni di vita dei cittadini, unicamente al fine di autotutelarsi o di scongiurare anche solo il rischio che un approfondimento di indagini possa creare qualche imbarazzo al presidente Emiliano?” lo dichiara la consigliera regionale M5S Antonella Laricchia in seguito alla notizia della condanna di 23 persone, molte delle quali affiliate al clan Di Cosola, che avrebbero tentato di condizionare l’esito delle regionali pugliesi 2015.
“E’ evidente – prosegue – che non siamo un Tribunale e che non spetta a noi emettere sentenze ma la politica ha il dovere di occuparsene per quanto nelle sue competenze. Cosa che finora non è stata possibile. Oggi siamo davanti a 23 condanne in primo grado che sembrano passare in sordina, eppure avevamo più volte chiesto al Consiglio Regionale e alla Commissione Antimafia di occuparsi proprio di questa vicenda”.
“Dal canto nostro – conclude Laricchia – torneremo a richiedere la richiesta di audizione dei procuratori che hanno seguito le indagini in Commissione di studio e d’inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata in Puglia con l’obiettivo di accogliere suggerimenti da inserire nel testo unico della legalità. Il compito della politica è lavorare per tutelare i pugliesi ed è giusto che si inizi finalmente a lavorare seriamente e coscientemente su simili fenomeni.”











