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Stati generali della mobilità a Bari: la scommessa è l’elettrico ma il futuro è diesel

Quale futuro per l’auto? Come un automobilista potrà orientarsi in questo clima di gran confusione sul tema “futuro a emissioni zero“? Le severe restrizioni delle normative europee che mirano ad escludere dal mercato i motori alimentati a gasolio incute timore fra gli addetti ai lavori: Che ruolo avrà in futuro il diesel?

Così, su un tema delicato e di prospettiva, che coinvolge non solo gli operatori del settore ma tutti i cittadini, ieri si è dibattuto agli Stati Generali della Mobilità in Fiera del Levante.A discuterne oltre agli organizzatori di Federmotorizzazione e i padroni di casa di Confcommercio, erano presenti anche sigle come Unrae, Up, Bosch e Istituto Motori del Cnr.

Dai lavori, moderati dal giornalista e promotore di #FORUMAutoMotive, Pierluigi Bonora,  è emersa una realtà differente da quanto si immagini. Ci sono ben quindici tecnologie diverse per alimentare un’auto che rispettano le normative europee, dalla benzina all’etanolo, e 9 sono già disponibili in Italia. Ad evidenziarlo ci ha pensato Romano Valente, direttore generale di Unrae. I motori diesel di ultima generazione , quindi, possono tranquillamente essere inclusi nelle tecnologie rispettose dell’ambiente.

In apertura e chiusura dell’evento, Simonpaolo Buongiardino presidente di Federmotorizzazione, che ha sottolineato come “la mobilità sostenibile in Italia sia declinata secondo il colore politico che gestisce le varie aree, senza una linea comune”. Buongiardino ha inoltre aggiunto che “non è l’elettrico la risposta più immediata, perché la transizione è inevitabile ma lunga, e per vincere la sfida bisogna prima di tutto lavorare sulle tecnologie esistenti. Senza dimenticare che la lotta al particolato si combatte anche con il lavaggio delle strade, spesso sottovalutato”.

In effetti sembra evidente come ci si trovi di fronte ad un cambio epocale come ha evidenziato il direttore di Quattroruote, Gian Luca Pellegrini, che ha evidenziato come “La civiltà del petrolio non ha subito rivoluzioni nemmeno dopo la crisi 1974. Arriveranno la connettività con auto trasformate in antenne riceventi e trasmittenti, si diffonderà la condivisione, quindi l’elettrico e la guida autonoma. Ma non si sa ancora in quale ordine. Difendere il diesel è giusto, visto che l’informazione contraddittoria ed errata ha effetti sul mercato già evidenti in Gran Bretagna e Germania, dove calano le vendite di diesel e salgono le concentrazioni di CO2”.

 

Elettrico sì, ma quando?

Quindi l’elettrico è certamente il futuro ma non sappiamo ancora quando e come mentre il futuro del diesel è certo e meno drammatico di quello che si dice in giro.

QUello che già si riesce a stimare però, è l’effetto collaterale di un mercato elettrico in crescita. Gianmarco Giorda, direttore di Anfia, ha spiegato che ha rischiare sono oltre diverse decine di migliaia di lavoratori dell’industria automobilistica, in parte assorbiti dai servizi, perché “Le auto elettriche hanno meno componenti e necessitano di meno manutenzione e ricambi”. Lo studio citato stima che se nel 2030 il mercato fosse composto da un 15% di ibride e da un 25% di elettriche pure, si perderebbero 67mila posti di lavoro. “Per questo  – conclude Giorda – sarà fondamentale gestire la transizione e non subire passaggio con un piano industriale importante come stanno facendo in Francia e Germania”.

Altra incertezza per l’elettrico è rappresentata dalle infrastrutture. Servono colonnine per rifornimento ma dovranno essere da 30 o 40 kW e realizzare una rete capillare potrebbe avere un costo importante. Oltre a dover auspicare che la tecnologia riduca anche i tempi di ricarica.

 

Ma come e quando cambia il nostro parco auto?

A chiarirlo ci ha aiutato Francesco Maldarizzi, imprenditore locale che ha analizzato la situazione attuale che a suo avviso è uguale in tutta Italia: “Il consumatore distratto è indeciso e illuso da qualcosa che, se si verificherà, sarà tra molto tempo, ma il vero problema è che le permute sono concentrate sulle auto più recenti, non oltre i cinque-sette anni di anzianità, mentre quelle obsolete restano sulle strade”. Quindi sono proprio quelle che inquinano cdi più con una tecnologia Euro 4 o antecedente quelle che resistono.

E Romano Valente, ci aiuta a capire l’evoluzione dei motori: sono infatti 7,5 milioni le auto immatricolate prima del 2011 che ancora circolano. Decisamente tante su un totale di 37ml di auto in circolazione. “In 25 anni – afferma il presidente Unrae – l’evoluzione ha portato a un calo di oltre il 90% di ossidi di azoto e particolato”.

Per svecchiare il parco auto italiano, per Valente, servirebbe introdurre la detrazione fiscale per chi passa a un’auto nuova e una cabina di regia a livello nazionale.

Intanto gli studi Bosch confermano che il futuro è diesel. Ricerche su un prototipo di Golf Volkswagen diesel con ultime tecnologie hanno dimostrato che si può scendere di molto sotto i livelli limite fissati dalle norme per il 2025 e per il 2030. Ad affermarlo è Antonio Arvizzigno, direttore tecnico del centro studi componenti veicoli di Bosch di Bari che anche grazie a questi studi è convinto che nel 2025 il 55% del mercato europeo sarà ancora composto da veicoli a gasolio.

Ma il diesel inquina realmente tanto?

Maria Vittoria Prati, ricercatrice dell’Istituto Motori del Cnr, ha voluto chiarire come sia impostante fare chiarezza visto che “ogni inquinante ha una sorgente principale. Se gli NOx dipendono dal trasporto stradale, ossidi di zolfo e ammoniaca sono prodotti dall’agricoltura, mentre il particolato è un effetto del riscaldamento. E il trasporto non produce più del 20 per cento di emissioni di CO2 a livello europeo”.

Anche l’unione petrolifera attraverso il suo presidente Claudio Spinaci ha voluto precisare che “oggi un motore Euro 6d produce in 20.000 km una quantità di particolato che un moderno impianto di riscaldamento a pellet emette in 32 ore”.

 

Tagli alle accise

A margine del convegno, sono arrivati anche i brevi interventi del vicepremier e ministro degli Interni, Matteo Salvini, e del Governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano. Salvini ha confermato l’interesse a tagliare le accise sui carburanti «a partire da quelle più anziane, perché il nostro impegno è quello di tagliarle invece di aggiungerne di nuove». Mentre dal presidente della Regione arriva l’auspicio di vedere arrivare sul territorio «un grande costruttore di auto premium, visto che le strutture ci sono tutte».

 

 

 

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Fabio Paparella
Fabio Paparella
Giornalista pubblicista dal 2008. Ha scritto per Cuore Impavido (periodico universitario), Puglia d'oggi e Puglia in che dirige dal 2009. Appassionato di Puglia e innamorato di Bari, dove vive e lavora come funzionario Anci Puglia. Fondatore dell'associazione Scritture digitali. Cerca qualcuno disposto a cambiare insieme lo stato delle cose...

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