Enrico Rava e Joe Lovano, a Bari due giganti del Jazz

0

Si sono conosciuti 35 anni fa in quel di Messina e hanno fatto un tour insieme 20 anni fa. Oggi è bello ritrovarsi ancora per due personaggi, due personalità che si parlano e riconoscono attraverso la musica, anche a distanza di tempo. Sono cose che succedono forse solo nel jazz.

Enrico Rava (nella foto), triestino, è trombettista di fama mondiale, lucido e coerente sulla soglia degli 80 anni: non ha mai amato i clichè e i luoghi comuni, resistendo alle facili tentazioni di musicisti come Miles Davis e Chet Baker che, agli inizi della cariera, sono stati i suoi punti di riferimento.

Joe Lovano da Cleveland nell’Ohio, dalle origini chiaramente italiane (Sicilia), è stato definito “uno dei più grandi musicisti jazz della storia” dal New York Times. Di estrazione pot-bop lo si può accostare a John Coltrane per potenza e atteggiamento intellettuale. Ha una lunga carriera alle spalle con prestigiose collaborazioni che vanno da Woody Herman a John Scofield e Bill Frisell.

Sono stati invitati sulla scena barese dall’associazione “Nel gioco del jazz” per un concerto che da solo vale il costo dell’abbonamento alla stagione. I due hanno suonato in quintetto: al pianoforte Gianni Guidi, talento di soli 33 anni, pupillo di Rava (“Quando intuisco le doti di un giovane lo coopto subito”), come lo fu a suo tempo Stefano Bollani; Dezron Douglas al contrabbasso e Gerard Cleaver alla batteria per una ritmica afro-americana solida e robusta.

Il concerto, strutturato con brani originali e standard, si è aperto con “Secrets” di Rava. Subito è stata individuata la prevedibile impronta della performance: tema esposto all’unisono e poi avvicendamenti con un cercarsi e scontrarsi in un  contrappunto maturo ed equilibrato. Così in “The Fearless Five”, frammentata e varia, spigolosa anche. Le atmosfere si rilassano con “Interiors”, in cui prevale la matrice blues e soprattutto il tanto celebrato lirismo di Rava: la bellezza si fa suadente e si concretizza in scambi di assolo, fra i quali emerge il pianismo di Guidi,  rifinitore di lusso tra forma e improvvisazione. Poi il gruppo si scompone in duetti e trii. La scaletta può sembrare un optional per chi è abituato a suonare senza schemi, ai margini del mainstream e del contemporaneo, sempre a proprio agio nelle strutture tradizionali come in quelle informali. E mentre Rava si mantiene fedele al suo stile personale con improvvisazioni liriche e graffianti, prive di superflui sentimentalismi, Lovano si inserisce nelle armonie con irruenza per poi scivolare con disinvoltura sul tema.

Arriva un medley sublime in cui si riconoscono, seppur stravolte, “Over the Rainbow”, “My Funny Valentine” e “I Waited For You”, portata al successo da Chet Baker. Con “Fort Worth” di Lovano è il momento di Douglas con uno splendido, immenso assolo di contrabbasso in apertura: da incorniciare. Avviandosi alla fine Rava tira fuori dal cilindro “Estate” di Bruno Martino con una versione ammaliante in cui tutti brillano nelle improvvisazioni individuali. Il solito Guidi si distingue per intelligenza e creatività.

“Oleo”, successo di Miles Davis, diventa il modo migliore per salutare il pubblico nel bis.

“Quando suoni con musicisti con cui si condivide la stessa visione della musica e si parla la stessa lingua è tutto facile” (Enrico Rava)

Commenta l'articolo

Please enter your comment!
Please enter your name here

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.