Alla kermesse di presentazione de il Reddito di Cittadinanza organizzato da Di Maio, con la presenza del Presidente del Consiglio Conte ed il video-intervento di Beppe Grillo, a Roma, c’è stato spazio anche per annunciare Lino Banfi come rappresentante italiano nella commissione UNESCO. Un riconoscimento importante dato ad un pugliese doc, che ci ha divertito in oltre cento film, dal 1960 ad oggi.
Senza contare la televisione, una icona pop, snobbato quando negli anni ’70-’80 girava i B-Movie, rivalutati nel tempo e che poi sono diventati il simbolo sacro dell’Italia di quegli anni. Di recente ha aperto anche una orecchietteria nella Capitale, gestita dalla figlia.
A darne merito è stato il vice-Premier Di Maio: “Ne approfittiamo per dare una notizia all’Italia che a me riempie di orgoglio: Abbiamo individuato Lino Banfi perché rappresenti l’Italia nella commissione italiana per l’Unesco. Abbiamo fatto Lino Banfi patrimonio dell’Unesco”.
E Banfi dal palco replica: “Oltre all’incarico che mi è stato conferito volevo essere qui perché Conte è corregionale mio, è romanista come me, ed è presidente del Consiglio. Quando mi hanno chiamato ho detto ‘che c’entro io con la Cultura?’. In questi casi rappresentanti all’Unesco si sono fatti con persone che si sono laureate, che conoscevano la geografia, le lingue. Io voglio portare il sorriso ovunque, anche nei posti seri.”
Poi parlando del leader pentastellato: “Questo ‘raghezzo’, è bene che si sappia, mi volle conoscere già prima delle elezioni. Mi si presentò il giorno del mio compleanno a luglio, in una orecchietteria con un mazzetto di fiori. Potrebbe essere mio nipote come età, ma lui quando parla da solo ha 32 anni, quando parla con Conte e Salvini sembra ne abbia 55, e non ho capito perché lo fa. A me Di Maio disse ‘non me ne frega niente per chi voti, ma io ti devo questo tributo, perché hai fatto sorridere tre generazioni'”.
Il tutto oltre ad avere sollevato le battute ironiche di Salvini: “E Jerry Calà? E Renato Pozzetto? E Umberto Smaila? Apriamo questo dibattito e sorridiamo, che l’Italia è così bella che chiunque la può valorizzare in giro per il mondo”. Ha sollevato le critiche cupe del Partito Democratico, dalla bocca di Matteo Orfini: “Uno schiaffo al merito e alla competenza che non fa sorridere per niente. E che umilia chi fa sacrifici ogni giorno per studiare“.
Dopo avere dimenticato i poveri, le classi sociali più disagiate e desiderose di tutele, il PD si schiera contro i sorrisi, a favore dei titoli universitari. A ridosso delle Europee, una mossa geniale per perdere ancora più consenso.











