Sindacati e Confindustria scoprono le carte, uniti contro il Governo

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I Sindacati scendono in piazza dopo anni d’immobilismo e di dormiente attività, quando la mannaia del globalismo e dei tecnici prima, con i governi PD poi, ha fatto dei diritti sociali carne da macello. Non c’erano tumulti, non c’erano fibrillazioni, quando veniva incardinata la Legge Fornero, e nemmeno quando è entrato in vigore il Jobs Act. Per molto meno la CGIL nel 2002 mobilitò milioni di cittadini in difesa dell’Articolo 18. Quando il nemico era Berlusconi.

Le confederazioni nazionali non solo non hanno affrontato, ma nemmeno capito né cavalcato le trasformazioni economiche che il Paese ha vissuto, siamo arrivati nell’era del digitale e della gig economy con la stragrande maggioranza dei lavoratori senza tutele e senza contratti collettivi di riferimento. Nulla, il vuoto. Non un programma, una proposta, un’attività civile, sono rimasti arroccati a tutelare quelle situazioni là dove ancora un senso, se pur stremato, lo hanno giocato.

Per anni non toccano palla, mosci ed inermi, con un calo impressionante d’iscritti. Tra il 2015 ed il 2017 sono andate in fumo 450mila adesioni, e il Sud registra un calo di sindacalizzazione di ben il 70%. Numeri impressionanti.

Ora però scendono in piazza, oggi, sabato 09 Febbraio Cgil Cisl e Uil sono uniti contro le politiche dell’Esecutivo, strano ma vero, assieme a Confindustria. Come possono rappresentanti di istanze diverse, divisive, e con un ruolo economico in contrasto, trovarsi assieme a Roma nella stessa piazza? Semplice, fare muro ideologico contro il Movimento 5 Stelle e la Lega.

Curioso, perché strillano a cosa? A Quota 100? Al reddito di cittadinanza? Al dl dignità che ha ridato un po’ di fiato ai lavoratori? Alle strette sui rinnovi per favorire le stabilizzazioni? All’aumento delle sanzioni per chi assume in nero? Alla stretta sulle delocalizzazioni finanziate dallo Stato che poi lasciavano a secco gli impiegati?

Insomma la toppa è maledettamente peggiore del buco, quello di Rappresentanza lasciato in questi anni, tramortendo l’istinto alla battaglia.

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