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Alitalia: Sanasi D’Arpe: “L’intervento dello Stato non procrastinabile”

Nel 2008 il Mise istituì un tavolo tecnico che diede origine alla separazione della compagnia di bandiera Alitalia fra good company e bad company, con Claudio Scajola Ministro e Alfonso Maria Rossi Brigante capo di Gabinetto, nonché esperto di gestione della crisi e del risanamento d’impresa. Di quel tavolo tecnico ha fatto parte anche Vincenzo Sanasi D’Arpe che, dopo oltre dieci anni, ritorna sulla vicenda Alitalia e su un piano industriale che ancora non è chiaro come e quando verrà messo in cantiere.

“L’intervento dello Stato a favore di Alitalia, se ben bilanciato a livello interno ed europeo, appare senz’altro la soluzione preferibile, oltreché più realista ove si intenda porre mano ad uno stabile progetto di riassetto della Compagnia di bandiera”.

In attesa del piano industriale per Alitalia, il prof. Vincenzo Sanasi D’Arpe, tra i più importanti esperti italiani di amministrazione straordinaria dei grandi gruppi in crisi sostiene come inevitabile la necessità dell’intervento dello Stato per la compagnia di bandiera.

“Il problema di fondo – afferma Sanasi D’Arpe – è quello di contenere la manovra di intervento dello Stato in Alitalia nella prospettiva di sostenere specificatamente i livelli occupazionali, il che verosimilmente non si realizzerebbe appieno ove si optasse per un salvataggio unicamente attraverso soggetti privati di diritto estero. Il ricorso ad un azionista di Stato unitamente ai privati – prosegue Sanasi d’Arpe – potrebbe consentire di imprimere un indirizzo gestionale efficiente ma al tempo stesso socialmente rilevante. Allo scopo si potrebbe introdurre una golden share in mano pubblica compatibile con le regole dell’ordinamento italiano e comunitario”.

I nodi da sciogliere sono ancora molti, dalla quota del Tesoro nel capitale di Alitalia, al possibile coinvolgimento di CDP o di altre società partecipate dallo Stato, alle eventuali resistenze dell’Antitrust europeo al piano industriale, fino alla scelta dei manager: “Il successo dell’intervento dipende infatti, molto e inevitabilmente – conclude Sanasi D’Arpe – dall’attenzione della politica nella scelta delle figure manageriali apicali, con un criterio retributivo basato sui risultati raggiunti, che coniughino la competenza con la conoscenza delle dinamiche relative alla partecipazione dello Stato nei settori economici strategici, nonché con l’indispensabile sensibilità politico-sociale”.

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Redazione
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