Martedì due aprile si è conclusa, in  serata speciale, presso il Cineporto di Bari  la quarta edizione del Loop Festival:  l’evento audiovisivo che, sotto la direzione artistica di Michele Casella  e la collaborazione di Apulia Film Commission, porta ad avvicinare ,attraverso un’analisi critica visuale, il pubblico alla musica contemporanea. Stavolta  a coadiuvare il direttore artistico sul tema dell’ indie italiana mascherata ci ha pensato il fumettista  di fama internazionale e leader dei  Tre Allegri Ragazzi Morti, Davide Toffolo,  a cui  ricordiamo è stato affidato  anche l’artwork del Festival,  conclusosi quest’ultimo con un suo live acustico,  molto apprezzato dalla platea.

Davide Toffolo, attraverso una  rassegna di video  che hanno maggiormente caratterizzato la storia dei Tre Allegri Ragazzi Morti e di altri artisti  importanti come i Sick Tamburo, Liberato e  Myss Keta, e commenti su scelte di registi legati ad alcuni videoclip dei Subsonica e Verdena,    cerca di rispondere ad un quesito  molto complesso: che funzione svolge la maschera  nell’immaginario della musica indie contemporanea?  E che percezione può avere l’ascoltatore nel rapportarsi con questi artisti?

Tra i precursori di questa tendenza, almeno nel panorama italiano, ci sono  i Tre Allegri Ragazzi Morti,  la cui  maschera  da teschio non rappresenta affatto  una scelta di look, bensì mette in evidenza una questione di identità,  imprescindibile dai contenuti delle loro canzoni.

A tal proposito, la maschera non  viene impiegata per essere un semplice ornamento estetico o una semplice scelta di marketing,  ma  al contrario rappresenta l’elemento distintivo, la parte identificativa dell’artista, indipendentemente dallo scopo che si vuole trasmettere.  Essa è testimonianza che la musica e la visualità  vanno pari passo, in un’interazione di scambio reciproco:  la maschera  attraverso l’ omissione del volto,  rompe  gli schemi tradizionali  dell’artista abitualmente visto come personaggio pubblico, oggetto di mercato,  in cui spesso prende il sopravvento perfino sulla musica stessa. L’omissione dell’identità di origine  porta alla  creazione di una nuova   identità in grado di   raccontare  immaginari senza confini.  Del caso Liberato, ad esempio,  diventato ormai noto nel contesto napoletano e virale in pochissimo tempo, si sa quasi nulla, molti pensano che dietro ci sia un progetto realizzato da un team di persone,  eppure la sua musica e i videoclip realizzati magnificamente dal grande Francesco Lettieri hanno fatto incuriosire l’opinione pubblica.

Ma la maschera  crea anche quel fascino, quell’ alone di mistero, che conferisce nello stesso tempo quella potenza di cui non si può più fare a meno, ricordiamo  la femminilità senza tempo di Myss Keta, personaggio che con un’ironia acuta, non sempre comprensibile,   cerca di raccontare un’attualità che va oltre il contesto milanese da cui essa ha origine. In quest’ultimo caso la maschera nella figura femminile rappresenta una scelta ancora  più estrema, in quanto essa  non è sinonimo di prigionia ma di libertà di espressione e di manifestazione della propria femminilità.

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Roberta Lobascio
Classe '90,laureata alla magistrale di scienze dell'informazione e editoriale. Appassionata di giornalismo: dal 2015 collabora con varie testate locali e blog culturali. Da sempre sostenitrice dell'informazione corretta, contro ogni manipolazione.