HomePoliticaDi Maio tira fuori gli attributi e Whirlpool fa marcia indietro

Di Maio tira fuori gli attributi e Whirlpool fa marcia indietro

Gli shock elettorali forse hanno dato i loro frutti nei confronti del M5S e del Ministro del Lavoro – Sviluppo Economico, Luigi Di Maio. Alle prese con mille vertenze sui tavoli estivi delle crisi aziendali, prende di petto la querelle con la Whirlpool.

“Non intendiamo procedere alla chiusura del sito di Napoli, ma siamo impegnati a trovare una soluzione che garantisca la continuità industriale e i massimi livelli occupazionali del sito”. Così la rassicurante nota dell’azienda, che arriva dopo il rombo del motore governativo.

In mattinata Di Maio aveva tuonato: Whirlpool non ha tenuto fede ai patti e si è rimangiata la parola e dice di voler chiudere lo stabilimento di Napoli. Firmerò una direttiva ministeriale che revoca tutti gli incentivi, ne hanno avuti circa 50 milioni di euro dal 2014 a oggi, perché in Italia ci dobbiamo far rispettare. Se vieni in Italia e prendi i soldi dello Stato non è che poi te ne vai e chiudi gli stabilimenti tenendo un atteggiamento contrario ai patti.”

Toccato sui quattrini, il vertice d’impresa deve averci pensato due volte prima di strappare sul sito produttivo che impiega oltre 400 lavoratori: “Auspichiamo di poter iniziare il percorso con le istituzioni presenti e le organizzazioni sindacali volto a risolvere la vertenza”. Ubi maior minor cessat, questa è la dimostrazione lampante che quando lo Stato c’è e fa sentire la propria voce, le speculazioni, la finanza ed i mercati, si redarguiscono.

Se il Movimento 5 Stelle vuol sopravvivere deve fare all-in sui diritti sociali, ispettorato del lavoro, salario minimo, Naspi, protezione globale del cittadino, irrobustimento e allargamento delle maglie spese-requisiti del reddito di cittadinanza. Tramortiti dall’ingombrante Salvini, che gioca da capo cannoniere su identità, sicurezza, tasse, lavoro, loro possono tracciare nel campo della maggioranza una strategia di difesa – non di loro stessi e delle loro poltrone, va da sé – ma per l’appunto dell’italiano in difficoltà. Non sarebbe efficace lo slogan: “Prima il sussidio”, ma il succo è questo.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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