Dopo Matteo Renzi alla lavagna, il ddl Scuola è sbarcato “in aula” alla Camera per la discussione generale, con l’obiettivo di arrivare mercoledì prossimo al voto finale sul testo.
“Con il ddl di riforma della scuola, il governo vuole ricostituire una normalità che decenni di scelte mancate hanno fatto scomparire” ha detto il ministro Stefania Giannini, che ha parlato anche di “rimuovere” il precariato. Ma fuori dai Palazzi il fuoco delle proteste non è spento: i sindacati sono pronti a scendere in piazza e hanno inviato una lettera ai parlamentari invitandoli a una assemblea pubblica per discutere della riforma della scuola: appuntamento oggi alle 16.30 al Pantheon. Il garante per gli scioperi richiama la necessità del dialogo e avverte: in caso di blocco degli scrutini la precettazione “sarebbe la via obbligata”. E non è finita: la minoranza Pd sta cercando di organizzarsi per cambiare una legge che proprio non piace. Così com’è – promettono – non la voteremo. Chiedono cambiamenti su tre punti: poteri del preside, finanziamento privato, precari. Ieri c’è stata una riunione per fare il punto. “La riforma della scuola ha bisogno di gradualità, non di fretta – ha detto al salone del libro di Torino Enrico Letta – se l’impegno di Renzi si applicasse anche a fare le cose perbene l’Italia se ne potrebbe giovare, ma nessuno glielo dice perché i politici sono condizionati dalla necessità di avere uno stipendio. Si è voluta fare una cosa molto di corsa, molto di fretta, senza rendersi conto che si toc- cano milioni di famiglie, bambini e insegnanti”.
A Montecitorio, il dibattito sulla riforma è stato aperto dalla relatrice del provvedimento, Maria Coscia (Pd), che ha rivendicato l’“ascolto” del mondo della scuola e i “miglioramenti” apportati al testo in commissione Cultura, “senza però mettere in discussione l’impianto del ddl che vuole dare finalmente piena attuazione dell’autonomia scolastica”. Al termine è intervenuto il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, che ha seguito il dibattito dagli scranni del governo. “Il mondo della scuola non ammette né semplicismi né semplificazioni” ha detto, rivendicando al governo “il coraggio di analizzare la complessità” del mondo della scuola, “affrontarla, spiegarla e rispondere a questa complessità e alle aspettative che sottende”.
Tra queste, le aspirazioni di tanti precari. Un problema “caldo” affrontato – dice il ministro – “non con la fretta di chi vuole scansare il problema ma con l’urgenza di chi vuole rimuoverlo per sempre”. Giannini ha fatto riferimento alle proteste delle ultime settimane: “Chi ha contestato il ddl Scuola con animosità, ha espresso la stessa passione di chi intende con questa norma presentare un nuovo progetto educativo e rendere la scuola italiana migliore”. Quindi ha sottolineato che “dietro l’etichetta ‘buona scuola’ c’è una visione di un progetto educativo, che può essere condiviso o meno, ma c’è”. Ma le polemiche non accennano a spegnersi: i sindacati giudicano “insufficienti” le modifiche al testo e annunciano azioni di protesta, non escluso il blocco degli scrutini. Una eventualità su cui è intervenuto il presidente dell’Autorità di garanzia per gli scioperi: “Questo è il tempo della responsabilità. È necessario trovare un punto di convergenza per evitare che le proteste assumano forme eclatanti, con azioni illegittime che danneggerebbero soprattutto gli studenti e le loro famiglie” ha detto Roberto Alesse. E ha avvertito che in caso di blocco degli scrutini, il ricorso alla precettazione “sarebbe la via obbligata e doverosa per evitare la paralisi dei cicli conclusivi dei percorsi scolastici”.
La scuola – ha detto Giannini – non è buona finché non è per tutti e ovunque. Va aperta, migliorata, impreziosita, resa libera e autonoma, europea e multiculturale. Dopo anni di tagli e cambiamenti senza visione, invertiamo questa tendenza con un piano ambizioso, che viene dalla politica, dall’amministrazione e dalla società”. Ha parlato di flessibilità e di valutazione, “non più un tabù – ha detto – ma un punto di svolta che si diffonda dalla scuola alla società”. In questo senso “per il governo Renzi, la scuola non è una periferia ma il centro della società, il primo punto cardine di una scelta politica e culturale”.
Il ministro ha rivendicato il “metodo innovativo” di “portare il dibattito nella società” attraverso la consultazione prima e la scelta di un disegno di legge poi. Quanto ai tempi, “né urgenza né emergenza, ma quella rapidità che serve alla società e di cui un governo responsabile deve farsi carico e che si coniuga con il dialogo costante, che continua anche in queste ore”. Qualche giorno fa il presidente del Consiglio, inscenando una lezione alla lavagna (il video è postato sul sito del governo), con tanto di gessetti, ha illustrato gli articoli chiave del disegno di legge. “Sono proprio contento del fatto che finalmente la scuola è al centro della discussione. Non apprezzo i toni, le polemiche e i boicottaggi di chi non vuole far partecipare i ragazzi agli Invalsi ma è un bene che la scuola sia al centro” ha detto. “La scuola non è una delle questioni su cui si possono fare battaglie politiche. Discutiamo, parliamo, ma facciamolo sulle cose concrete, non sugli slogan ideologici”.












