HomeCulturaInaugurata la 49° stagione musicale del Coretto

Inaugurata la 49° stagione musicale del Coretto

Le inaugurazioni delle stagioni di quest’anno delle istituzioni musicali baresi, o quantomeno di quelle che fanno davvero cultura musicale, sono travagliate quanto non mai. Abbiamo riferito della via Crucis del Collegium costretto, molto probabilmente a causa di una denunzia, rigorosamente “anonima”, come da tradizione del deteriore levantinismo, a trasferire la sede del concerto inaugurale da Santa Teresa dei Maschi al Nuovo Teatro Abeliano. Il tutto è avvenuto last minute. Di certo c’è che l’ufficio comunale, preposto alle autorizzazioni per lo spettacolo, è intervenuto impedendo la realizzazione a Santa Teresa.

E’ andata meglio al Coretto, che non è stato, evidentemente, nel mirino dell’anonimo giustiziere della cultura barese (quella autentica) ed ha tenuto “regolarmente” la propria inaugurazione nella Sala delle Muse del Circolo Unione. Vi spiegheremo subito il perché del virgolettato.

Ha preso la parola, infatti, in una sala gremita di ascoltatori (mancava solo il cartello “posti a sedere esauriti”), Flavio Peconio, presidente–direttore artistico del meritorio sodalizio musicale barese. Ha comunicato al pubblico ed alla stampa che ad agosto scorso, dopo che l’attività annuale era stata completata per oltre due terzi, il Mibact (Ministero dei beni, delle attività culturali e del turismo) ha cancellato la sua consolidata sovvenzione annuale. Non sono stati i soli a subire ciò, ha riferito Peconio. Sono in compagnia di una sessantina di istituzioni storiche.

Tra queste basta citare gli Amici della Musica di Firenze, per dare un peso specifico alla nefandezza perpetrata. Due parole devo aggiungerle. Non c’è che dire: altro che valorizzazione della cultura. Questi signori sono dei necrofori.

A parole, grandi progetti per la cultura, locomotiva che deve trainare l’economia nazionale e quella del sud in particolare, nei fatti con un paio di colpi di badile si seppellisce la cultura vera, quella che ha fatto storia ed ha grandi potenzialità, concentrando le scarse risorse disponibili su baracconi para politici e cartelloni di impresari dozzinali, mascherati dietro onlus varie, quanto improbabili. Peconio, ha proseguito, affermando che il rispetto che il Coretto prova per gli artisti, gli ha impedito di fermare la stagione, che proseguirà fino alla fine di dicembre, ma che non sa proprio se ci sarà la 50a stagione.

Le nozze d’oro tra Coretto e Musica sono a rischio. Il dirigente del Coretto ha, quindi ringraziato, la Casa musicale Giannini (era presente la Signora Gianna) per il sostegno da sempre dato ai loro concerti, fornendo gli strumenti musicali necessari.

La parola è passata, quindi alla musica. Abbiamo ascoltato un programma, per dirla con lo stesso Peconio, americano.

Se George Gershwin, con le cui composizioni, Ouverture Cubana e Rapsodia in blu, sono state chiuse, rispettivamente, la prima e la seconda ed ultima parte del concerto, è l’americano che ha segnato il trait d’union tra musica classica e jazz, non trascurando, peraltro il blues, e Samuel Barber , di cui è stata eseguita in apertura della seconda parte Souvenetrs (Ballet Suite op. 28), era anch’egli statunitense, Darius Milhaud, francese,  quando ha composto Le boeuf sur le tolt, opera che ha aperto la serata musicale, aveva risieduto, quasi mezza dozzina d’anni, in sud america. Se il programma era facile all’accolto, accattivante per il pubblico, l’esecuzione è stata assolutamente impeccabile. La fusione armonica tra le due esecutrici rasentava la perfezione, che in diversi momenti credo proprio sia stata raggiunta. Il pubblico ha seguito il concerto con compostezza anch’essa impeccabile. Si palpava quasi il feeling che si era venuto a creare fin dall’inizio tra Gemma Dibattista, Marilena Liso, ed il pubblico, feeling durato fino alla fine, compresi i due bis. Un calorosissimo, quanto meritato successo, per le due straordinarie artiste. In un fugace incontro nel corridoio, durante l’intervallo, ho chiesto loro quanto provassero insieme per aver raggiunto e mantenuto, sempre intatta, quella eccezionale fusione. Mi hanno risposto: “Normalmente, ogni giorno”. Se il talento è indispensabile, e né posseggono entrambe tantissimo, il successo si ottiene solo con tante ore di fatica alla spalle e Gemma Dibattista e Marilena Liso non se la sono minimamente risparmiata.

Un’annotazione va aggiunta.

La Sala delle muse del Circolo Unione (è stato buttato alle ortiche il bel nome storico di Salone degli Specchi, ma fortunatamente è sempre lo stesso), d’accordo non sarà perfettamente agibile, ma Bari ha un disperato bisogno di Sale acusticamente valide per la musica in genere e quella da camera, in particolare. La sala in cui si è tenuto il concerto è l’unica struttura idonea ad ospitare concerti da camera. Lo era, altrettanto, la Sala delle Feste del Kursaal Santalucia.

Ma è chiuso e nessuno sa con certezza se e quando sarà riaperto alla fruizione collettiva. Abbiamo ascoltato un concerto ben eseguito nel luogo giusto.

Unico neo, durante l’esecuzione del penultimo brano, un gruppo di soci che attraversava il corridoio antistante la sala del concerto starnazzando sguaiatamente. Potevano risparmiarselo e l’ospitalità sarebbe stata perfetta.

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