Un ingrato Carlo Conti apre la seconda serata del Festival di Sanremo 2016, esultando per gli ascolti stratosferici della prima serata e dimenticando di ringraziare pubblicamente almeno una ventina di santi del calendario. La sua democristiana conduzione, fatta di velocità e assoluta mancanza di personalità, gli impone di battere qualsiasi record di mancanza di chiacchiere ed intrattenimento, tanto caro ai conduttori di un certo calibro, portandolo a chiamare sul palco le nuove proposte dopo solo 60 secondi netti. Sembra quasi che la RAI lo abbia scelto perchè totalmente plasmabile e assoggettabile alle dinamiche televisive o, meglio ancora, delle pubblicità. In fondo, quando Baudo, Bonolis e Bongiorno sforavano anche di mezz’ora era proprio perchè riuscivano a coinvolgere il pubblico a casa e nell’Ariston con il loro carisma. Conti ne è totalmente privo e questo fa male ammetterlo ma è, purtroppo, un’amara realtà.
L’esito dell’eliminatorie tra le nuove proposte vede Chiara Dello Iacovo (vestita come Jack Sparrow e le braccia avvolte nel Domopak, orecchiabile ma troppo sofisticata) vincere contro Cecile (la versione femminile di Kareem Abdul Jabber in salsa burina, tremenda) e Irama (che da sfoggio delle abilità di un non fumatore parlando e non cantando come Bisio in “Rapput”) perdere contro Ermal Meta (poco orecchiabile, troppo teatrale, vola basso ragazzo…). I primi quattro artisti vengono prontamente liquidati per far posto all’esibizione delle Salut Salon, un gruppo di teutoniche musiciste classiche, funambole degli strumenti che regalano un momento di grande spettacolo e musica. Verrebbe da urlare “finalmente!”…
E’ la volta di Dolcenera (8), elegantissima al piano, con una melodia e una voce di grandissima classe, forse la prima grande canzone di questo Festival. Grandi applausi del pubblico che, dopo qualche istante, si sbellica le mani per accogliere Virginia Raffaele nei panni di Carla Fracci. Qui bisognerebbe aprire un discorso a parte, perchè qualsiasi termine per descrivere la magistrale bravura dell’imitatrice non le renderebbe giustizia. Arriva ringraziando per l’invito alla sagra e ringrazia la banda (l’orchestra) e si lancia in un siparietto esilarante con Conti. Da antologia della tv.
Tocca a Clementino e il suo rap napoletano-sociale (6,5) che fa il suo dovere e attira anche simpatia. Cosa che Gabriel Garko tenta di fare accennando un’entrata trionfale dalla scalinata, manco fosse Wanda Osiris, dimostrando la sua totale inutilità, a parte l’effetto scenografico ovviamente. Si alternano Patty Pravo (un 7 per rispetto) che fa Patty Pravo, Valerio Scanu (7,5) che rischia seriamente la vittoria e Giulia Michelin (5), vestita come una uscita da “Il segreto” con una canzone noiosa fino allo sfinimento. Nel mentre, ci sono l’entrata di Madalina che ci tiene a sottolineare che i genitori sono andati a letto presto ieri sera (nessuno le ha spiegato come funziona l’autocelebrazione in Italia) e il medley di Eros Ramazzotti che mantiene il politically-correct ma sottolinea l’importanza della famiglia, qualsiasi essa sia. Il pubblico viene trascinato dalle hit del buon Eros ed è subito festa delle medie.
Ezio Bosso arriva sul palco e, tralasciando qualsiasi stupido compatimento, l’atmosfera si fa magica. La forza e la determinazione del compositore, il suo amore smisurato per la musica e per la vita è palpabile in qualsiasi suo gesto e sillaba e, quando le sue mani scorrono sulla tastiera del pianoforte, la mente viene avvolta da una melodia magnifica e dolcissima. Roba che Allevi è uno all’esame di solfeggio. Una lezione per tutti, standig ovation meritatissima.
Ore 23:04. Garko annuncia un gruppo, creatore di varie canzoni come “Uomini col borsello” e “Mio Cuggggino”. Il boato in platea è sintomatico di come gli Elio e le storie tese siano molto di più di un gruppo musicale comico. I Maestri arrivano tutti vestiti in rosa (un siluro per Adinolfi e Gasparri), suonano e cantano “Vincere l’odio”, una sequela di ritornelli dai continui cambi di tempo, con un testo esilarante ma che è come una mazzata nelle gengive per i contenuti sociali in sottofondo. Il finale lirico di Elio è la ciliegina sulla torta, con gli applausi che fanno tremare il teatro. La miglior canzone del festival. ASSOLUTAMENTE MAGNIFICI. Voto 10.
La domanda al grande quesito “perchè Carlo Conti parla poco e va di fretta?” trova una risposta all’arrivo di Nicole Kidman. L’algida diva chiama in aiuto il lampadato per scendere la scalinata e lui, che decide di esprimere un pensiero proprio, ci mette una vita per andare a prenderla quando qualsiasi altro essere umano si sarebbe fiondato alla velocità di Usain Bolt. La Kidman si accomoda e parte un’intervista ai limiti dell’idiozia, con domande simili a quelle che si rivolgono al vincitore dello “Zecchino d’oro”. Nicole risponde educatamente con una serie di banalità e con lo sguardo come per dire “ma chi t’ha messo qui?”. Ulteriore riprova che l’intervista a Elton John era preparata a tavolino (e meno male). Arriva Garko per accompagnare fuori la Kidman causando un’ondata testosteronica nel bel valletto, tanto da accorgersi dopo una vita che l’attrice e già quasi dietro le quinte.
Riprende la gara con solo Annalisa (8) degna di menzione, classe, voce e melodia. Gli Zero Assoluto (6) propongono una canzone uguale uguale a qualsiasi altra del loro repertorio, senza infamia e senza lode. C’è ancora spazio per Nino Frassica, in una performance prima comica con una doppia intervista con Garko (esilarante) e una canora davvero notevole. Viene quasi da domandarsi il perchè lo si sia relegato a mezzanotte.
Tutto fila liscio nel finale, nella monotonia Contiana, incapace di intrattenere il pubblica senza avere una spalla adeguata al proprio fianco. Baci, abbracci e a domani (stasera).
Insomma, una seconda serata nettamente migliore rispetto alla prima, grazie alla qualità delle canzoni in gara, a Virginia Raffaele, alle figure da pollo di Garko e a Frassica che ha fatto dimenticare l’inutilità di Aldo, Giovanni e Giacomo. Due riflessioni vengono spontranee: la prima è che questo Festival poteva condursi benissimo da solo. La seconda è che, dopo l’accusa di plagio dei Subsonica nei confronti di Morricone, dobbiamo ringraziare che ci siano ancora dei veri artisti che sanno creare buona musica. Senza cadere in incredibili, disgustose figure di merda.
P.S.: Vessicchio è vivo! Viva Vessicchio!











