Dopo il felice esordio con Cinzia Tedesco, “Nel gioco del jazz” ha presentato una chicca assoluta sul palco del Teatro Forma: Fabrizio Bosso, vecchia conoscenza del pubblico barese, con lo Spiritual Trio. Ormai Fabrizio è di casa a Bari dove torna sempre volentieri e dove ha vissuto una parte dei suoi vent’anni. Infatti, approdò alla corte di Nicola Conte in quella splendida fucina che fu l’associazione “Il Fez”: la sua formazione artistica passa attraverso quella esperienza indimenticabile con musicisti come Gaetano Partipilo, Fabio Accardi, Giuseppe Bassi, Gianluca Petrella.
Lo Spiritual Trio è uno dei suoi progetti di lunga data: risale al 2011 e ha al suo attivo ben quattro album, l’ultimo dei quali è uscito a giugno scorso per l’etichetta Warner Music Italy col titolo “Welcome Back”. In perfetta linea con i motivi ispiratori del gruppo nel disco (10 tracce in tutto) si trovano elementi della tradizione, con una particolare attenzione allo spiritual, ma con una chiave di rilettura innovativa e soprattutto molto, ma molto personale. Lavoro interessante, senza pretese, se non quella di essere se’ stessi da parte dei musicisti nella maniera più naturale possibile. Come sulla scena: un interplay perfetto per intesa ed esperienza, un invidiabile affiatamento con Alessandro Minetto alla batteria e Alberto Marsico alle tastiere. Quest’ultimo, a cui tocca il compito di dare maggiormente l’impronta spiritual, è stato spesso co-protagonista con applausi a scena aperta. Quello che ha più entusiasmato è la maturità raggiunta da questi musicisti: tradizione e innovazione trovano una esatta collocazione che parte dalle radici afroamericane e attraverso la narrazione sonora e la dinamica istintiva, gli assolo di tromba, di keyboards e i virtuosismi, mette in riga contaminazioni eterogenee e geniali, raggiungendo un equilibrio di rara intensità.
Il brano tipicamente gospel è “Thank You Lord” di Walter Hawkins, cantante, compositore e pastore protestante: la tromba di Bosso si cimenta in una cantabilità indispensabile, raggiungendo note acute nel finale. Ma dove il lirismo si dispiega in tutta la sua magnificenza è in “You are So Beautiful”, una splendida ballad scritta nel 1974 da Billy Preston e portata al successo da Joe Cocker: Fabrizio ne dà una versione da brividi, e il suono per un po’ mi ha riportato allo stile di Chet Baker. “The Preacher” è un omaggio a Horace Silver, divertente e scanzonato, un tuffo nell’hard-bop nel quale trova spazio anche Minetto per un assolo. Ed è sempre Minetto ad aprire “Soul Song”, omaggio a Shirley Scott, nel quale trova ampio spazio l’organo elettrico di Marsico. E poi arriva la colonna sonora di “Taxi Driver” lenta e raffinata, capace di evocare atmosfere metropolitane.
E siamo alle composizioni originali: “Spirito libero” dello stesso Bosso, nel nome della libertà espressiva, con tanto di improvvisazioni; “Crossroads”, sempre di Fabrizio, dalle tonalità’ brillanti, scattanti, verso una vivacità che è virtuosismo puro. Anche Marsico ha composto dei pezzi: “Welcome Back”, elegante e calda, a tratti nervosa; la meravigliosa “Upstairs” dove la visione poetica si fa panorama sonoro variegato e poliedrico.
Appalusi incontenibili del pubblico: Fabrizio ama Bari, ma anche Bari ama Fabrizio. Moltissimo. A presto.











