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Duro, senza sconti e orientato ad azzerare le pretese di chi cerca di mantenere in vita il vecchio modello industriale. All’indomani dell’ultimo incontro della tre giorni romana promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) con Confindustria e i rappresentanti dell’indotto dell’ex Ilva — incontro al centro dell’analisi sui progetti e sul futuro dello stabilimento presentati al Mimit — l’associazione civica Giustizia per Taranto muove una dura offensiva contro l’intero arco istituzionale ed imprenditoriale.
Per il sodalizio ionico, il confronto nella capitale ha rappresentato «il peggio di cui è capace il territorio», fotografando una classe dirigente intenta a proporre tentativi di restaurazione anziché pianificare un’alternativa economica e sociale.
Fondi pubblici e battaglie legali: le critiche al Mimit e all’indotto
Nel mirino del gruppo d’opinione finiscono in primo luogo le richieste avanzate dalle imprese dell’indotto per ottenere nuovi sostegni finanziari. Un’ipotesi frenata dallo stesso ministro Adolfo Urso, il quale ha ricordato i paletti imposti dalla Commissione Europea in materia di aiuti di Stato.
L’associazione contesta tuttavia l’atteggiamento dell’esecutivo nel valutare l’ipotesi di ricorrere in Cassazione contro il decreto della Corte d’Appello di Milano, definendola una scelta «improvvida» che ignorerebbe la portata delle motivazioni giudiziarie poste a tutela dell’ambiente, della salute e della sostenibilità economica del territorio.
Il nodo dell’AIA ridotta e le polemiche sulla posizione della Regione
Particolarmente severo è il giudizio espresso nei confronti della proposta attribuita al presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, relativa all’ipotesi di rilasciare una nuova Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) tarata su una produzione limitata a 2-3 milioni di tonnellate annue. Per Giustizia per Taranto si tratterebbe di un mero espediente per aggirare le decisioni dei giudici.
Non risparmiate nemmeno le parole a margine del vertice, con le quali il governatore ha definito «inutili» gli incontri qualora non finalizzati alla prosecuzione dell’attività dello stabilimento. L’associazione sottolinea la totale assenza di dibattito su:
Pianificazione della riconversione: Progetti concreti per la differenziazione economica e sociale della città.
Tutela dei lavoratori: Strategie per salvaguardare il reddito degli occupati senza vincolarli alla produzione siderurgica.
Riposizionamento delle imprese: Misure volte ad accompagnare le aziende dell’indotto verso settori innovativi e sostenibili.
La richiesta di una svolta: «Governare la transizione»
Per i rappresentanti di Giustizia per Taranto il tempo delle rendite di posizione è tramontato. L’invito rivolto a istituzioni, sindacati e forze produttive è quello di prendere atto dei cambiamenti normativi e ambientali in atto, abbandonando la difesa ad oltranza dell’impianto per avviare una vera fase di transizione ecologica e industriale per la comunità tarantina.











