Ancora tensioni e scintille all’interno del Consiglio regionale pugliese sulla gestione del caso che ha travolto il direttore generale dell’IRCCS Istituto Tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, Tommaso Stallone. Dopo le durissime richieste di dimissioni avanzate da Fratelli d’Italia, i capigruppo di maggioranza Minerva (PD), La Ghezza (M5S), Fischetti (Prossima) e Passero (Per) sono intervenuti per rispedire al mittente le accuse e chiarire le azioni messe in campo dall’amministrazione regionale.
L’azione amministrativa e l’invio degli atti alla Procura
Nessun atteggiamento “soft” o temporeggiamento, secondo la replica della coalizione a sostegno della Giunta. I capigruppo di centrosinistra sottolineano infatti che l’attivazione istituzionale è scattata tempestivamente:
«Prima che i consiglieri di centrodestra tornassero al lavoro oggi e si scoprissero giustizialisti a giorni alterni, la presidenza già sabato pomeriggio aveva avviato un’istruttoria sui fatti documentati dai filmati trasmessi sul web – spiegano i rappresentanti di maggioranza –. Non un richiamo formale, ma un’istruttoria circostanziata nei tempi e nelle procedure. Non siamo giudici ma amministratori pubblici e seguiamo le regole dell’amministrazione pubblica, dando anche l’indicazione di trasmettere gli atti alla Procura della Repubblica e all’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC)».
La maggioranza ribadisce inoltre che esistono criteri normativi rigorosi per la decadenza di un direttore generale che, qualora risultassero violati, determinerebbero l’immediata cessazione dell’incarico, agendo nel pieno rispetto delle regole amministrative e senza cedere a logiche di spettacolarizzazione politica.
La stoccata al centrodestra e il richiamo alla coerenza
Il documento congiunto si sposta poi sul piano politico generale, respingendo fermamente le accuse di connivenza o scarsa trasparenza e invitando gli esponenti dell’opposizione a una maggiore coerenza territoriale:
Il doppio standard politico: secondo la maggioranza, «fa specie che il centrodestra non proferisca parola quando nelle giunte comunali, a cominciare da quella di Lecce, si confermano assessori condannati per corruzione, e poi in Regione i suoi esponenti si ergono a moralizzatori».
Il principio di legalità: la nota conclude ribadendo che la lotta alla corruzione e la tutela dell’ente pubblico devono rappresentare un valore condiviso a tutti i livelli istituzionali, invitando i consiglieri d’opposizione a «guardare in casa propria e a utilizzare con i loro esponenti gli stessi metodi».












