La filiera agroalimentare italiana si conferma un pilastro strategico per la competitività nazionale, generando complessivamente 269,9 miliardi di euro di fatturato, 81,6 miliardi di valore aggiunto e 70,9 miliardi di esportazioni nel 2025. Se si considera l’intera filiera estesa — inclusiva di distribuzione, intermediazione e ristorazione —, il contributo all’economia italiana raggiunge i 400,4 miliardi di euro, pari al 20,4% del PIL nazionale.
È questo lo scenario tracciato dall’analisi presentata da TEHA Group a Bari in occasione della terza edizione del Forum intitolato “Il modello Agrifood Puglia per il Made in Italy: evoluzioni e sfide, oltre i confini nazionali”. L’evento ha messo in luce il ruolo chiave della Puglia, settima in Italia per contributo al valore aggiunto agroalimentare con 4,8 miliardi di euro (di cui circa due terzi generati dal comparto agricolo). Con 155.800 addetti e 270.000 imprese attive — di cui il 98% rappresentato da aziende agricole —, la regione si posiziona al 2° posto in Italia per occupazione e al 1° per numero di imprese.
La centralità della qualità e il trionfo dell’export agroalimentare
Un elemento distintivo del modello pugliese risiede nel rapporto privilegiato tra consumatori e qualità dei prodotti. Secondo la survey condotta da TEHA Group, per il 76,4% dei consumatori pugliesi la qualità costituisce il principale criterio d’acquisto alimentare, registrando un dato superiore di 7,2 punti percentuali rispetto alla media italiana.
«La qualità rappresenta un elemento centrale del modello agroalimentare pugliese, non soltanto sul fronte produttivo, ma anche nelle scelte dei consumatori — ha commentato Benedetta Brioschi (nella foto), Partner e Responsabile Food&Retail di TEHA Group —. Per i consumatori pugliesi la qualità è legata al territorio, alla provenienza geografica e alla trasparenza della filiera».
Tale percezione si riflette sui mercati esteri: nel 2025 l’export agroalimentare pugliese ha toccato il massimo storico di 3 miliardi di euro, segnando una crescita media annua del 6,3% a partire dal 2010.
Composizione dell’export: 1,1 miliardi provengono dal settore agricolo e 1,9 miliardi dall’industria Food&Beverage.
Principali prodotti esportati: ortofrutta e verdura (22,9%), cereali (12,5%) e derivati della lavorazione delle farine (11,4%).
Mercati di riferimento: la Germania si conferma la prima destinazione estera, assorbendo circa un quarto delle esportazioni regionali.
Inoltre, nel 2025 la Puglia si è attestata al 1° posto a pari merito con la Toscana tra le mete enogastronomiche preferite dagli italiani, raccogliendo il 41% delle preferenze. Il patrimonio delle produzioni certificate genera un fatturato di 711 milioni di euro, con il settore vitivinicolo che rappresenta l’84% del valore complessivo regionale, superando di 31 punti percentuali la media nazionale.
Le sfide future: ricambio generazionale, struttura familiare e linee d’azione
Nonostante i dati positivi, il tessuto produttivo regionale evidenzia alcune vulnerabilità strutturali, legate in particolar modo alla continuità aziendale e alla frammentazione. Il 79,9% delle aziende pugliesi è a conduzione familiare (14,5 punti percentuali sopra la media italiana) e il 90,7% delle imprese dell’industria alimentare è di piccole dimensioni.
Per superare tali ostacoli, l’analisi suggerisce di puntare su aggregazioni, reti d’impresa e finanza straordinaria. A fronte di queste necessità, TEHA Group ha individuato cinque linee d’azione prioritarie:
Favorire aggregazioni, filiere corte e operazioni di M&A.
Valorizzare la provenienza geografica, le certificazioni e la tracciabilità.
Promuovere le eccellenze enogastronomiche e i principi della Dieta Mediterranea.
Accelerare gli investimenti in innovazione tecnologica, digitalizzazione e intelligenza artificiale.
Sviluppare una strategia di promozione internazionale coordinata del Made in Italy che esalti le specificità territoriali.












