Prima di immaginare una tecnologia, bisogna capire quale problema risolvere. Per trasformare un’idea in impresa, invece, servono obiettivi chiari, capacità di ascolto, relazioni e la tenacia di cambiare strada quando necessario. È uno dei messaggi emersi dalla tappa barese di Unstoppable Women 2026, il network di StartupItalia che da dieci anni promuove il talento e l’imprenditoria femminile e che negli scorsi gioni ha riunito nell’Aula Leogrande dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro ricercatrici, imprenditrici, manager e rappresentanti del mondo dell’innovazione.
L’incontro, condotto da Chiara Trombetta, Direttrice Media e Eventi di StartupItalia, si è inserito nel percorso “Quando i numeri non tornano”, dedicato al divario tra la presenza femminile nella formazione e il suo accesso alle opportunità imprenditoriali. Main Partner dell’iniziativa è ING Italia.
La giornata ha rappresentato anche l’occasione per annunciare il primo Premio Unstoppable Women, ideato insieme a ING Italia. Il riconoscimento sarà presentato il 16 dicembre a Milano, in occasione di SIOS Winter, l’appuntamento di StartupItalia dedicato all’innovazione che si terrà in Borsa Italiana. L’iniziativa nasce per valorizzare le donne che, attraverso le proprie idee, competenze e percorsi imprenditoriali, contribuiscono a generare innovazione e valore per il sistema economico.
Laureate sì, fondatrici ancora troppo poche
I dati raccontano una distanza che resta significativa. Nel 2025, il 59,6% dei laureati in Italia era donna, mentre nel 2024 le startup innovative a prevalenza femminile rappresentavano il 13,6% del totale nazionale. In Puglia erano il 14,3%, con una percentuale che nella provincia di Bari scendeva all’11,4%.
Eppure, il territorio mostra anche segnali incoraggianti: tra il 2016 e il 2024, le startup innovative a prevalenza femminile in Puglia sono cresciute del 203,7%, contro il 121,2% registrato a livello nazionale.
È da questa contraddizione che ha preso avvio il confronto: il talento e le competenze non mancano, ma il passaggio dalla formazione e dalla ricerca alla creazione d’impresa richiede condizioni favorevoli, accesso alle reti professionali, strumenti adeguati e occasioni concrete per sperimentare.
La scelta di Bari, Capitale della Cultura d’Impresa 2026, ha dato ulteriore significato al dibattito. Università, ricerca, imprese e startup possono contribuire a costruire un ecosistema in cui le competenze diventino innovazione e nuove opportunità di crescita.
Prima il problema, poi la tecnologia
Ad aprire il confronto è stato Gianluigi de Gennaro, delegato alla Terza Missione dell’Università di Bari, che ha invitato le partecipanti a conquistare lo spazio che spesso non viene riconosciuto loro. “Le donne rappresentano una componente fondamentale del capitale umano che alimenta la ricerca e l’innovazione. Iniziative come Unstoppable Women contribuiscono a rendere più forte il legame tra università, territorio e impresa, valorizzando talenti che possono diventare motore di sviluppo e cambiamento” ha dichiarato Gianluigi de Gennaro, delegato del Rettore alla Terza Missione dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro.
Nel corso dell’incontro è stata inoltre ricordata la menzione speciale assegnata ad UniBa da ARTI Puglia nell’ambito di Start Cup Puglia 2026 come università più imprenditoriale.
Gianna Elisa Berlingerio, direttrice del Dipartimento Sviluppo Economico della Regione Puglia, ha richiamato l’attenzione sulla progressiva riduzione della presenza femminile ai livelli più alti delle organizzazioni, sottolineando quanto resti attuale il tema del cosiddetto soffitto di cristallo.
Il valore delle esperienze personali e delle relazioni è emerso anche dalla testimonianza di Giuseppina Collazzo, Head of Business Banking Daily Banking & CX di ING Italia, che ha ripercorso il proprio percorso professionale tra Italia e Stati Uniti. Una storia in cui talento, incontri e opportunità si intrecciano con una qualità fondamentale: la tenacia necessaria per affrontare le difficoltà e proseguire verso i propri obiettivi.
Il primo confronto, La tecnologia è un campo aperto?, ha approfondito il rapporto tra innovazione, competenze e bisogni reali. Ilaria Bortone, dirigente tecnologo dell’Istituto Superiore di Sanità e ambassador di Donne 4.0, ha sottolineato l’importanza di avvicinare la ricerca ai cittadini e di partire dai problemi da risolvere, mantenendo chiaro lo scopo del proprio lavoro.
Un approccio condiviso da Sabrina Fiorentino, founder e CEO di Sestre e ambassador di GammaDonna, che ha raccontato come le competenze scientifiche possano diventare il punto di partenza per rispondere a esigenze ancora poco riconosciute nell’ambito della salute femminile. Ivana Borrelli, CMO di Sirti Digital Solutions, ha invece evidenziato come l’innovazione non dipenda soltanto dalla disponibilità di nuove tecnologie: perché gli strumenti producano valore, occorre che le persone li comprendano, li adottino e continuino a sviluppare le proprie competenze.
L’accesso alle opportunità si costruisce insieme
Il secondo confronto, Il talento non ha confini. E le opportunità?, ha spostato l’attenzione sulle condizioni che permettono alle donne e alle nuove generazioni di trovare spazio nella ricerca, nelle organizzazioni e nell’impresa.
Annamaria Fiore, coordinatrice dell’Area Ricerca economica e informazione statistica di ARTI Puglia, ha richiamato l’attenzione sul divario che ancora caratterizza l’accesso femminile ai livelli più alti della ricerca e delle organizzazioni. Gaia Costantino, CEO di Women Lead, ha affrontato il tema dei pregiudizi nei processi di selezione, evidenziando il rischio che gli stessi bias possano riprodursi anche attraverso l’intelligenza artificiale.
Lucia Abbinante, della Direzione dell’Agenzia Nazionale per i Giovani, ha sottolineato il valore delle esperienze di protagonismo giovanile che nascono nei territori, evidenziando la necessità di coinvolgere le nuove generazioni anche nei processi decisionali. Mariarita Costanza, co-founder di Macnil ed Everywhere, imprenditrice e investitrice, ha invitato a immaginare un modello di impresa capace di coniugare sostenibilità economica e impatto sociale.
Il confronto ha messo in luce come la crescita di un ecosistema innovativo richieda non soltanto competenze, ma anche reti accessibili, fiducia e la possibilità di contribuire concretamente alle scelte che riguardano il proprio futuro.
Il talento da solo non basta: il valore di scegliere e cambiare strada
A portare sul palco una prospettiva personale è stata Manola Moslehi, speaker di Radio 105, conduttrice televisiva e cantante, che ha raccontato il percorso fatto di esperienze, tentativi e perseveranza necessario per raggiungere i propri obiettivi professionali.
Il confronto finale, Dall’idea al mercato. E poi?, ha affrontato le sfide che accompagnano lo sviluppo di una startup, dal riconoscimento del bisogno alla validazione della soluzione, fino alla crescita del progetto imprenditoriale.
Vanessa Coppola, Head of Innovation & Corporate Venturing di The Qube, ha richiamato l’attenzione su due errori ricorrenti: partire dalla soluzione senza aver compreso a fondo il problema e aspettare troppo a lungo prima di mettere alla prova il proprio prodotto. Cristina Angelillo, CEO di Marshmallow Games, ha sottolineato l’importanza di ascoltare gli utenti, misurare i risultati e saper abbandonare ciò che non funziona. Silvia Strippoli, co-founder di IDEAS, spin-off dell’Università di Bari, ha raccontato come la ricerca di genere possa tradursi in attività di consulenza e formazione a supporto delle organizzazioni.
Ne è emersa una riflessione comune: cambiare direzione non significa fallire, ma utilizzare ciò che si è imparato per individuare nuove possibilità. Un principio che riguarda tanto chi avvia un’impresa quanto chi costruisce il proprio percorso professionale.
Dal confronto alle connessioni: il prossimo appuntamento a SIOS Winter
Accanto al Mainstage, il Bootstrap ha offerto uno spazio di confronto operativo tra startup e mentor sui temi della comunicazione, del prodotto e dello sviluppo del business. Il networking conclusivo ha completato una giornata pensata per favorire relazioni tra università, ricerca, imprese e community dell’innovazione.
La tappa di Bari conferma l’impegno di Unstoppable Women nel valorizzare le competenze femminili e favorire il passaggio delle idee dalla ricerca al mercato.
“Il talento femminile non è mai mancato. Quello che ancora manca, troppo spesso, sono le opportunità e le condizioni per farlo crescere. Raccontare le storie delle donne che innovano è importante, perché se non vediamo persone in cui possiamo riconoscerci, diventa più difficile immaginare di poter percorrere la stessa strada. Ma la visibilità, da sola, non basta. Servono relazioni, occasioni di incontro e opportunità concrete” – dichiara Chiara Trombetta Direttrice Media e Eventi di StartupItalia
“È una sfida che riguarda tutti: chi assume, chi investe, chi fa impresa, chi decide a chi dare spazio. A Bari abbiamo voluto mettere al centro proprio questo: la necessità di trasformare la consapevolezza del divario in azioni concrete. Perché quando un talento non trova spazio, ci perdiamo tutti qualcosa”, conclude Trombetta.
Il percorso proseguirà il 16 dicembre a Milano, in occasione di SIOS Winter, dove il primo Premio Unstoppable Women rappresenterà un’ulteriore occasione per dare visibilità a esperienze e progetti capaci di generare innovazione e valore.












