Un nuovo attacco Hacker ha generato una paralisi progressiva dei sistemi informatici che si sono gradualmente arrestati. Tutti hanno pensato a Wannacry, ma è Petya il responsabile dell’infezione virale che si sta diffondendo a macchia d’olio in tutta Europa, dall’Ucraina alla Danimarca passando per la Gran Bretagna, ma è l’Italia il secondo Paese, dopo l’Ucraina, più colpito dal virus lo affermano i ricercatori di Eset, produttore europeo di software per la sicurezza digitale. In Ucraina il contagio è stato “massiccio”, sono state registrate il 78% delle rilevazioni, tanto che il premier Volodomyr Groysman non ha esitato a definirlo “senza precedenti”. Nel mirino, infatti, sono finite grandi banche, compagnie elettriche, società di trasporti e aeroporti; insinuandosi persino nella centrale nucleare di Chernobyl che ha subito guasti, che hanno messo “parzialmente fuori uso” i sistemi che monitorano i livelli di radiazione. L’Italia è il secondo paese colpito con il 10% dei sistemi infettati.
Ma si è trattato solo dell’inizio, in virus ha proseguito la sua folle corsa falciando tutto ciò che si trovava sulla su strada, dalle compagnie petrolifere, aziende farmaceutiche fino agli studi legali in tutto il mondo, propagandosi pestilenzialmente senza trovare alcun ostacolo.
L’Ucraina ha subito puntato il dito contro la Russia. “Non c’è alcun dubbio che dietro a questi giochetti ci sia Mosca”, ha tuonato il consigliere del ministro dell’Interno ucraino Zoryan Shkiriak, sottolineando come il cyber-attacco non sia altro che l’ennesima manifestazione della “guerra ibrida” del Cremlino, accusa che è stata poi ripresa dalle parole del segretario del Consiglio di Sicurezza e della Difesa Oleksandr Turchynov che ha dichiarato “Già dopo un’analisi preliminare del virus si può parlare di una traccia russa”, tuttavia anche la Russia, a quanto pare è stata pesantemente colpita, seminando panico e disservizi in tutto il paese, per cui i sospetti si poserebbero sugli hacker nordcoreani al servizio di Pyongyang.
Ricordiamo che anche Petya, come WannaCry, userebbe EternalBlue, una delle “Cyber-armi” trafugate all’NSA. Si tratta di un exploit che sfrutta una vulnerabilità dei sistemi operativi Microsoft, che ha successivamente corretto immediatamente la falla, ed è stata diffusa da un misterioso gruppo di hacker di nome Shadow Brokers.
Il software malevolo ha lo scopo di bloccare il sistema richiedendo un “riscatto” quantificabile in 300 dollari in Bitcoin, una richiesta simile a quella del ransomware Wannacry che lo scorso mese aveva infettato migliaia di computer in oltre 150 Paesi.












