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Li chiamano immigrati nel paese di mezzo

Non vogliono stare in Italia, hanno parenti in Germania, Londra e Spagna e l’Italia e’ solo un passaggio quasi indesiderato. Recita così il New York Times, come a rendere la pillola meno amara per l’Italia che ha concluso un 2014 catastrofico. L’ennesimo dramma di immigrati si e’ consumato la notte di San Silvestro. Blue Sky, un’ imbarcazione battente bandiera moldava è attraccata al porto di Gallipoli in Puglia il 31 dicembre scorso con a bordo quasi 900 persone tra cui 35 bambini, provenienti dalla Siria.

Abbandonata dal suo equipaggio è stata tratta in salvo dalla Marina Militare italiana dopo 48 ore in balia del mare senza cibo né acqua.

Nei primi 10 mesi dell’anno appena passato sono arrivati sulle coste italiane circa 150mila persone, più del triplo rispetto al 2013, soprattutto eritrei e siriani.

Record di arrivi dovuti alla guerra in Siria ma anche all’avanzata di Isis che costringe alla fuga interi villaggi. Sicuramente non è stato d’aiuto il collasso delle istituzioni libiche che lasciano le coste non sorvegliate favorendo il traffico di esseri umani verso l’ Europa. Per avere un’idea del dramma in corso in Siria basta un dato: in un solo weekend di ottobre, quando era al culmine la crisi di Kobane, sono arrivati in Turchia oltre 150 mila profughi siriani, più di quanti ne abbia accolti l’intera Unione europea dall’inizio del conflitto a Damasco.

Una catastrofe di cui i giornali non si interessano molto fino a quando non ci troviamo l’ ennesimo barcone davanti alle nostre coste pieno di persone da salvare oppure l’ ennesima tragedia che ci lascia impotenti come quella di Lampedusa nel 2013 quando 366 persone travarono la morte nel Mediterraneo.

L’Italia al centro del Mediterraneo è infatti il varco prediletto, il paese di mezzo per chi tenta di espugnare la fortuna in Europa. Le statistiche dicono che il bel paese e’anche solo un punto di passaggio verso il nord Europa.

Infatti risulta essere la Svezia il paese che riceve più richieste d’asilo di altri paesi come Francia o Italia. Nel 2013 dopo la tragedia di Lampedusa il governo italiano diede inizio all’ operazione Mare Nostrum, con l’obiettivo di non perdere più vite umane.

Lo sforzo economico pari a 9,3 milioni di euro al mese non ha trovato una giusta cooperazione da parte dell’ Unione Europea la quale ha partecipato solo alla metà dei costi necessari a soccorrere ed accogliere le decine di migliaia di persone approdate sulle nostre coste lasciando all’Italia una responsabilità che dovrebbe essere collettiva. Dopo molte richieste da parte del governo italiano ed una seria preoccupazione per l’aumento dei flussi e’ arrivato Triton.

Un programma che dovrebbe sostituire Mare Nostrum attivato da Frontex, l’ agenzia europea per il controllo delle frontiere. Ma Triton non ha il budget di Mare Nostrum, con i suoi 2,9 milioni di euro al mese ha una limitata capacita’ di intervento: “Mare Nostrum era un’operazione umanitaria, e i suoi mezzi operavano in alto mare – spiega Izabella Cooper, portavoce di Frontex – mentre la flotta Triton pattuglierà fino a 30 miglia dalle coste italiane: è chiaro che le navi in difficoltà saranno soccorse come previsto dal diritto internazionale della navigazione, ma l’obiettivo primario è assicurarsi che nessuno entri nel territorio europeo senza essere scoperto. Le finalità sono diverse, quindi non andrà a sostituire l’attività svolta fino ad oggi dall’Italia”.

A Triton inoltre partecipano solo 19 paesi su 28 dell’ Unione ma Frontex mantiene segreta l’identità degli Stati coinvolti: “Non vogliamo prestarci a strumentalizzazioni politiche – chiarisce Cooper – quasi tutti hanno offerto il proprio aiuto, è stata Frontex a selezionare le nazioni partecipanti in base ai mezzi messi a disposizione”.

Il ministro dell’Interno Angelino Alfano ha sostenuto che “Mare nostrum è costata 114 milioni in un anno all’Italia. Triton, invece, non costerà nulla all’Italia, perché sarà pagata dall’Europa”.

Triton non è però una missione di emergenza e’ un’operazione di frontiera e non ha un mandato di ricerca e neppure salvataggio. Opera solo vicino alle acque italiane e non oltre, dove è più necessario. “Il passaggio da Mare Nostrum a Triton provocherà un aumento significativo dei morti in mare – avverte l’Onu – I naufragi saranno proprio dove pattugliava Mare Nostrum e non pattuglierà più Triton: in alto mare, al largo delle coste libiche”.

Triton, quindi sembra piu’ un “contentino” alle richieste italiane, un modo per l‘Europa di lavarsene le mani e dare alla terra di mezzo le responsabilità’ di decidere cosa fare nelle proprie coste come se ci fosse davvero una scelta. 114 milioni di euro sono una cifra non sostenibile per qualunque paese e forse una parte di questi soldi è stato il motore del recente scandalo romano. Il nostro paese non è sicuramente un esempio di legalità e onestà ma resta di certo la porta d’ entrata principale all’Europa per migliaia di persone che poco conoscono delle decisioni politiche prese nei salotti romani. “Triton fa comodo, ma non è la missione ottimale – ammette il Ministero – Bisogna risolvere il problema a monte con un intervento in Libia… adesso si rischia che il business del traffico di uomini finisca nelle mani dei terroristi…”.

A parte la paura di invasioni dal Medio Oriente, l’ombra del Califfato e le innumerevoli organizzazioni terroristiche coinvolte ci sono sempre loro, persone che vengono da passati cruenti e affrontano a volte l’ ultimo viaggio della loro vita stipati in navi fatiscenti e senza viveri, coloro che pagano fino a 5 mila euro a viaggio per navigare verso una costa che forse non vedranno mai. L’allarme di Amnesty e’chiaro: “I flussi destinati ad aumentare, Triton è inadeguata a fronteggiare l’emergenza.  No alla spending review sui diritti umani”.

L’ Europa parla di mancanza di fondi quando solo nel 2014 sono morti in quel pezzo di mare piu’ di 3400 persone facendo diventare il Mediterraneo un cimitero sott’acqua.

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