HomeCulturaArteSant'Antonio abate in Puglia, la Fòcara e la storia

Sant’Antonio abate in Puglia, la Fòcara e la storia

Il 17 gennaio è il giorno di sant’Antonio abate e in tante città e paesi di Puglia si festeggia questo famoso santo, ritenuto protettore degli animali. Gli vengono dedicati fanove (falò) e processioni e si compiono benedizioni degli amici dell’uomo a quattro e a due zampe. A Turi, in piazza Marchesale, avviene la benedizione degli animali, invitati, assieme ai loro padroni, dall’associazione culturale Mule del carro di sant’ Oronzo. A Biccari, Grumo Appula, Pietra Montecorvino e a Roseto Valfortore si festeggia con falò e con la preparazione di pentoloni di ceci e fave. La ricorrenza segna anche l`inizio del Carnevale, tant`e che a Rutigliano la kermesse, organizzata dal Comune, comincia il 14 gennaio per concludersi il 23,in coincidenza con la fiera dei fischietti: e per questo motivo che si dice sand’Anduene maskere e suene (sant’Antonio maschere e suoni) con riferimento alle baraonde carnascialesche. Perché il fischietto? Esso era considerato in terra pugliese un pegno d’amore del fidanzato alla fidanzata. Ha poteri magici perché il suo suono richiama il canto degli uccelli e l’arrivo della primavera, quindi il risveglio della natura e questo spiega perché coincida tale usanza con la festa di Sant’Antonio abate. Sappiamo che nel nostro calendario ritroviamo in questo periodo molte feste che sotto il velo di un santo hanno una funzione fecondante.

A Novoli la devozione per sant’Antonio abate, che risale al 1664, è rappresentato da un fuoco. Non solo nel senso figurato, bensì nell’accezione completa della parola: l’intorciata, la fòcara e gli spettacoli pirotecnici sono indispensabili per rendere omaggio all’amato patrono. E per di più è la tradizione a esigere che il fuoco sia sempre presente nei festeggiamenti per sant’Antonio abate perché è purificatore e di buon auspicio per i raccolti dopo i rigori dell’inverno. Dal 16 al 18 gennaio si svolge l’intorciata, lunga quanto suggestiva processione al seguito della statua del santo, durante la quale i devoti o gli adepti delle confraternite, provenienti dai paesi limitrofi, ma anche da altre province, portano enormi ceri. Ma l’aspetto più suggestivo dei festeggiamenti resta la fòcara: un’enorme torre di fascine di tralci di vite. Non meno di 50 persone sono coinvolte nel preparare fòcare alte, in alcuni casi, fino a 25 metri e composte da almeno mille fascine. Per predisporle bisogna conoscere particolari tecniche in possesso solo di alcuni anziani detti pignunai (da pignu , cioe pino, che sta ad indicare la forma conica che i contadini davano al grano raccolto in covoni). L’origine della fòcara risale al V secolo, al tempo della presenza veneziana a Novoli, quando, per la festa di sant’ Antonio abate, si accendevano tanti piccoli falò in varie parti del paese, finché proprio i veneziani suggerirono di farne una sola e immensa a maggiore devozione per il santo. Ancor oggi si usa raccogliere la cenere della fòcara, oppure dei tizzoni, e conservarli come preziose reliquie. Nè manca a Novoli la suggestiva tradizione della benedizione degli animali domestici: sono, insieme ai raccolti, la categoria protetta da sant’Antonio, il quale è raffigurato nelle statue e nelle immagini sacre con un maialino ai piedi o, come lo chiamano a Novoli , lu Ntunieddru, cioè Antonietto: un nomignolo che sottende un personaggio spaventoso e assai minaccioso: Satana. E certamente non può mancare il cibo, perché si fa festa anche con i prodotti tipici locali: vino, friselle ,ortaggi, gnocchi con il baccalà, pupidddhri in scapece (piccoli polpi o alici conditi con aceto, pangrattato e zafferano, secondo un’antica ricetta araba), pettole con baccalà, tonno o acciughe lu pane de santa Ntoni: questo il 17, giorno di penitenza. Ma il 18 via libera a formaggi, latticini, carne in brodo e alla brace di Ntunieddru, il maiale:  cioè lu tiaulu, il diavolo. Anche lui, in alcuni casi, può risultare molto buono…

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Isabella Battista
Isabella Battista
Classe 1985, vive e lavora a Bari. Laureata in Storia dell’Arte all’Università degli Studi di Bari, è giornalista pubblicista dal 2013. Con una forte propensione alla didattica museale e artistica, ha collaborato con diverse istituzioni con progetti per sensibilizzare il pubblico più giovane nei confronti dell’Arte contemporanea e far partecipare attivamente gli studenti alla comprensione delle più moderne tecniche artistiche. Collabora con le redazioni di Puglia In, Telebari e Artribune, mentre nel 2013 è stata coordinatrice della prima edizione della Project Room della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a mare. Ama l’arte in tutte le sue forme, in particolare la fotografia e il linguaggio visivo contemporaneo a cui si sta appassionando anche praticamente e appena ha l’occasione di partire, va alla ricerca di nuove realtà, esplorandole sia dal punto di vista della tradizione culturale che folkloristica.isabella.batt@gmail.com

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