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Zingaretti si piega al Salva-Renzi. Il PD chiede il rispetto di 5 punti, ma è tutto già scritto

Hanno messo tutto nelle mani del Presidente Mattarella, non foss’altro che c’è bisogno di qualche giorno di gestazione per sopire il trauma del cambio transgender alla guida dell’esecutivo.

Prima tra Lega e 5stelle, ora tra grillini con tutto l’asse di sinistra del Parlamento. Mica uno scherzo, considerando che col PD n’è volata d’ogni ingiuria fino a pochissimi giorni fa.

Nicola Zingaretti ha dovuto prendere atto di contare meno di un asso di bastoni, con Matteo Renzi che, uscendo vincitore da questi giorni di dibattito politico, sembra proprio politare le truppe parlamentari in vista di un supporto “Istituzionale” al nascituro governo.

Così, il Segretario del Pd detta una linea obbligata: “Abbiamo la responsabilità e il dovere di verificare se esistano le condizioni per un governo forte, con una larga base e che operi secondo una discontinuità netta rispetto a quello precedente. Voglio chiarezza e nessuna confusa ammucchiata”.

Parole di circostanza, che fanno già pre-assaporare un nuovo esecutivo con tanto di contratto di programma.

Ancora più blandi i cinque paletti chiesti da Zingaretti ai grillini. Li elenchiamo:

  • Appartenenza all’Unione Europea;
  • Centralità del Parlamento;
  • Sostenibilità Ambientale;
  • Cambio nella gestione dei flussi migratori;
  • Investimenti e redistribuzione.

La lista della spesa del niente, in sostanza. Qualcuno ha mai messo in discussione l’Italia nell’UE? Avete per caso visto l’odierno Governo fare le valigie per uscire dall’euro o dall’eurozona? Il parlamento si può centralizzare più di quel che è? Ma soprattutto, non è perfettamente in linea con quello che ha sempre professato il Movimento? Sull’ambiente poi, TAV – TAP – ILVA, non è dalla nascita il perno grillino? Sui migranti, non appena è stato defenestrato (nella sostanza e non nella forma) Salvini dal Viminale, non v’è già stato il cambio di rotta? Per non parlare degli attriti di questi mesi. Infine, su investimenti e redistribuzione, non sono stati proprio i 5Stelle a fermare il progetto di flat tax? Reo – a lor parere – di non tenere d’occhio la progressività?

L’impressione, nemmeno troppo velata, nascosta o camuffata, è che il gioco sia già fatto. Le consultazioni che si stanno concludendo in queste ore tireranno fuori dal cilindro una prova d’accordo che è già negli animi, negli intenti, e nelle tessiture dei seggi parlamentari da cui è difficile allontanarsi, schiodarsi.

Il PD più che battere pugni o porre veti scrive la lettera a Babbo Natale, con l’unico desiderio che verrà esaudito: non perder la poltrona.

Anche perchè sono ben lontani dall’essere pronti per andare alle urne. Checchè ne dica il buon Zingaretti.

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Andrea Lorusso
Andrea Lorusso
Classe '91, ragioniere di titolo e professione, giornalista per passione. Collaboro con varie testate dal 2011, possibilmente editorialista di Politica ed Economia. Scrivo perché avere una opinione e farla conoscere, è terapeutico contro la superficialità imperante.

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