HomePoliticaEmergenza in agricoltura, ci sono gli estremi per lo stato di calamità?

Emergenza in agricoltura, ci sono gli estremi per lo stato di calamità?

Ci sono gli estremi per chiedere un intervento del Governo per la dichiarazione dello stato di calamità naturale, a pochi giorni dalle terribili grandinate dello scorso fine settimana che ha decimato i raccolti, soprattutto di ciliegie, della Provincia di Bari?

Stando alla stretta normativa, no. Secondo il decreto legislativo 102 del 2004, infatti, sono esclusi dalla disponibilità del Fondo Nazionale di Solidarietà tutti gli eventi calamitosi per i quali è prevista la possibilità di una copertura assicurativa. E la grandine, per l’appunto, rientra nei casi previsti proprio dall’assicurabilità. Avrebbero, per cui, dovuti essere coperti da polizze assicurative tutti quegli agricoltori pugliesi colpiti dal maltempo.

Ma, è un dato di fatto che la mancata copertura assicurativa è molto, ma molto diffusa nel nostro territorio, ed essenzialmente per due ragioni. In primo luogo ha un costo elevato, spesso troppo elevato per poter essere economicamente conveniente. Ed in secondo luogo è ancora meno conveniente per i piccoli e piccolissimi agricoltori e proprietari di colture e di appezzamenti agricoli.

Allora non c’è speranza di poter avere un, sia pur parziale, ristoro per le centinaia di famiglie che proprio dalle ciliegie ogni anno ricevono una sostanziosa parte del proprio reddito?

Questa mattina una delegazione di amministratori dei Comuni dell’Area Metropolitana si è riunita a Bari insieme ad alcuni Parlamentari ed al sindaco di Bari Antonio Decaro.

La strada indicata è quella di chiedere l’intervento del Governo e del Fondo Nazionale di Solidarietà non tanto per le grandinate di questi giorni, quanto per un’altra causa che, quest’anno, ha comunque creato notevoli danni alle colture. Questo trascorso da pochi mesi, infatti, è stato un inverno anomalo, molto caldo e secco, che ha compromesso la delicata fase dell’allegagione delle ciliegie.

L’allegagione è, infatti, la fase iniziale dello sviluppo dei frutti successiva alla fioritura. È uno dei momenti più importanti dello sviluppo del futuro raccolto. In pratica è l’indice del rapporto fra il numero di frutti che si sviluppano da fiori fecondati e quello dei fiori presenti sulla pianta all’inizio della fioritura. Una fase che, questa si, ha subito fortissimi danni proprio dal particolare clima di quest’anno.

Ovviamente per una pronuncia in tal senso del Ministero delle Politiche Agricole è indispensabile un sostegno politico il più ampio possibile. In pratica deve esserci la volontà, nei palazzi romani, di riconoscere questo evento come calamitoso per permettere ai coltivatori pugliesi di accedere al ristoro. Sostegno che, peraltro, non è affatto mancato. Non soltanto da alcuni parlamentari che hanno già reso noto il loro sostegno ad ogni iniziativa (Michele Boccardi, Dario Ginefra, Colomba Mongiello…) ma anche dalla Regione Puglia (oggi l’assessore Leo Di Gioia si sta recando a Roma per un incontro con il ministro Martina).

Insomma, sia le amministrazioni comunali che la Regione Puglia hanno promesso il massimo impegno per cercare di risolvere positivamente la situazione. C’è un fronte assolutamente comune impegnato ad agire tempestivamente. Si tratta solo di capire se a Roma c’è la volontà politica di percorrere questa strada.

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Roberto Mastrangelo
Roberto Mastrangelo
Coordinatore Redazionale del progetto PugliaIn.net. Socio fondatore dell'Associazione Scritture Digitali, in passato giornalista per il Movimento, Roma, il Patto, il Resto, l'Indipendente, Puglia d'Oggi, Cerca la domanda scomoda da fare nel momento peggiore.

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