In quattro serate, dal 14 al 17 dicembre, si sta svolgendo (e si concluderà questa sera) la seconda edizione di “Centro del mundo”, festival organizzato dai Radiodervish a forte vocazione multietnica. Il titolo prende spunto proprio da una canzone del gruppo barese. “E’ l’incontro la nostra cifra – spiega Nabil, leader della band – e Bari è la città che meglio si presta ad essere crocevia di incontri e scambi culturali. Per noi è importante in questo momento aprire uno spazio di riflessione alla ricerca di una comunanza di vedute”. In questa ottica si inserisce prepotentemente il problema dei migranti e delle stragi in mare. In particolare il giorno 16 si commemora lo sbarco a Bari della nave Vlora, stracarica di Albanesi, 25 anni fa.
La prima serata è stata concepita come un incontro fra due universi sonori distanti, ma ugualmente ricchi e intensi, che hanno in comune grandi sensibilità, non solo artistiche; sensibilità che viaggiano su binari diversi e paralleli: quella dei Radiodervish e della world music e quella di Antonella Ruggiero e del pop italiano di qualità. Origini ed esperienze differenti non devono trarre in inganno: non mancano infatti affinità espressive, mai sfuggite a chi scrive e individuate anche dallo stesso Nabil che ha ammesso di avere sempre apprezzato la Ruggiero dai tempi in cui cantava nei Matia Bazar.
Il concerto è un’onda lunghissima di emozioni allo stato puro: è stata operata una scelta accurata di brani dai relativi repertori e gli stessi sono stati interpretati o separatamente o insieme. In particolare le canzoni di Antonella sono state ripensate con nuovi arrangiamenti che hanno visto protagonista un eccellente quartetto d’archi, “4 Rock strings”. Dopo “Eravan” e “Centro del mundo” Nabil introduce la Ruggiero per cantare insieme prima “L’esigenza” e poi “Amara terra mia” di Domenico Modugno, dedicata a “tutti quelli che si mettono in viaggio e abbandonano per sempre la loro terra e soprattutto a tutti quelli che non sono mai arrivati”. Sono momenti in cui la tensione emotiva diventa più forte facendo vibrare in profondità le corde dell’anima.
Il concerto procede con varie alternanze, e se per i Radiodervish è ordinaria amministrazione (“Beyond the Sea”, “Tancredi e Clorinda”), per Antonella è tutta una sequenza di successi esaltati da arrangiamenti accattivanti e ritmici che mettono oltremodo in evidenza gli aspetti più classici e drammatici. E’ così per “Amore lontanissimo”, “Per un’ora d’amore”, “Vacanze romane”, “Echi d’infinito”: la sua estensione vocale, che le consente di spaziare dal pop al lirico da soprano leggero, si arrampica sulle scale vertiginose sia di brevi guizzi vocali sia delle suggestioni dell’”Ave Maria” di Gounod. C’è un omaggio al fado di Amalia Rodriguez, e c’è la “Rosa di Turi” dedicata a Gramsci, ma con “Cavallo bianco”, vecchio successo dei Matia Bazar, in coppia con Nabil, scorrono lunghi brividi nella schiena. E’ il momento più alto del concerto. In chiusura “La canzone dell’amore perduto” di De Andrè è una conclusione forse triste e senza via di scampo.
“Lungo le vie del cuore” è il titolo del concerto: il pubblico si è lasciato guidare per mano con assoluta fiducia.
Con Antonella e Nabil, Alessandro Pipino alle tastiere e Michele Lobaccaro alle chitarre per i Radiodervish; per il quartetto d’archi Fabrizio Signorile, Tiziana Giannelli, Davide Terenzio, Elia Ranieri.











