Fu una piaga bruttissima per la storia della Lega quella che disintegrò l’integrità morale del partito nordista duro e puro. Il tesoriere Belsito coi diamanti, spese pazze, mutande verdi, e una intera classe dirigente epurata e rottamata.
Fu lo scandalo che 3 anni schiantò il Carroccio al 3% confinandolo all’irrilevanza assoluta. Sembrava un movimento comatoso in attesa della dipartita, quando poi per magia, bravura ed entusiasmo, un giovane Matteo Salvini riportò il partito ai lustri, sino a farlo diventare il primo partito di centrodestra.
Ma dal passato i conti da pagare tornano sempre, tant’è che sta girando in rete nuovamente una foto scattata nel 2013, dove sotto la targhetta del Presidente Onorario Umberto Bossi, appariva un foglietto: “La riconoscenza è una virtù del giorno prima.”
Stoccata che l’Umberto non risparmiò a big come Maroni, Calderoli, e lo stesso Salvini, per il trattamento subito.
In questi giorni si sta svolgendo il processo che vede imputata anche la famiglia Bossi. Dai giornali è stata ripresa una frase del Trota, il figlio Renzo: “Non sapevo di essere laureato in Albania.”
Sfottò e critiche, e nessuna nota di solidarietà dal quartier generale di Via Bellerio. La regola è il silenzio, la Lega è cambiata, non vuole riaprire vecchie ferite e pagine opache, eseguendo una perfetta condanna della memoria.
Tutto ovvio direte voi, ma molte camice verdi della prima ora non ci stanno e borbottano con la dirigenza. Il Senatur appare anacronistico e fuori fase, eppure in un Paese innamorato della nostalgia, niente finisce mai davvero.











