L’aula della Camera ha votato nel tardo pomeriggio di ieri la conversione in legge del decreto legge sull’Ilva, il numero 98 del 9 giugno scorso. Montecitorio ha dunque introdotto nuove regole sulla disciplina e il trattamento delle scorie dell’acciaieria, in uscita dal siderurgico, e chiesto che l’advisor che poi valuterà l’offerta economica per l’acquisizione dell’azienda da parte dei privati, non sia in potenziale conflitto di interesse con i privati stessi.
Il regime di esonero dalle responsabilità giudiziarie, che già esiste per i commissari dell’Ilva e per i loro delegati, adesso entra in vigore anche per i futuri acquirenti o affittuari fino al mese di giugno 2017 o al massimo (in caso di proroghe) sino a dicembre 2018, quando si tornerà al regime ordinario delle responsabilità civile e penale. Eventuali proroghe potranno essere concesse soltanto se verranno introdotte nuove modifiche del piano ambientale che però dovranno essere migliorative rispetto all’attuale piano.
Intanto è stata una settimana molto calda sul piano sindacale. Martedì scorso, davanti alla Camera, in piazza Montecitorio, ha manifestato, con i sindacati metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm, una delegazione di lavoratori dell’Ilva di Taranto, circa 150 persone che la notte prima erano partiti in pullman dalla città pugliese. Ieri, invece a Taranto ci sono state quattro ore di sciopero con presidio davanti alla Prefettura in coincidenza con l’avvio di una tre giorni sull’Ilva della delegazione del Parlamento europeo.
Oggi e domani gli eurodeputati si sposteranno a Taranto e Bari.
La missione è stata organizzata su proposta di Piernicola Pedicini, coordinatore del M5s Europa presso la commissione ambiente del Parlamento europeo, con il supporto della portavoce eurodeputata del M5s di Taranto Rosa D’Amato.
L’incontro di ieri pomeriggio nella capitale con il ministro Gian Luca Galletti e altri rappresentanti del Ministero non ha fatto emergere, però, niente di nuovo se non quanto già esplicitato dalle recenti discussioni e previsto nel decreto appena convertito dal Parlamento. In buona sostanza il governo difende i decreti che ha emanato finora.
“Una farsa infinita – ha dichiarato Pedicini – dieci decreti in cinque anni. L’ultimo del governo Renzi peggiore dei precedenti. Infatti non garantisce nessuna garanzia occupazionale per i lavoratori, completa la svendita dell’impianto, abbandona migliaia di lavoratori a nuovi privati senza un progetto, regala un’indecente immunità parlamentare e amministrativa a chi acquista nella fase di applicazione del piano ambientale, concede un’ulteriore proroga per l’attuazione delle prescrizioni Aia, prosegue la dilazione perpetua del rifacimento delle cokerie e della copertura dei parchi minerali. L’unica strada – ha sottolineato il portavoce pentastellato – resta la chiusura e la bonifica del territorio e del mare attraverso il reimpiego della forza lavoro attualmente occupata dallo stabilimento”.
Ma quali sono le proposte grilline per il futuro di Taranto? E’ lo stesso Pedicini a chiarirle.
“Le proposte del M5s, che abbiamo elaborato con la collega Rosa D’Amato e con gli altri portavoce del Movimento, – ha aggiunto Pedicini – sono chiare e concrete: per il lavoro proponiamo una mobilità lunga finalizzata al prepensionamento; incentivi alla fuoriuscita volontaria e utilizzo del fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (Feg); assistenza personalizzata nella ricerca di un lavoro; formazione e orientamento professionale; indennità e incentivi di sostegno fino al rientro nel mondo del lavoro; promozione dell’imprenditorialità e incentivi all’occupazione. Per la salute e le bonifiche, riteniamo che si debba stipulare un nuovo accordo tra governo e parti sociali per la tutela della salute di operai e cittadini e per la garanzia dei posti di lavoro e che si attuino progetti di bonifica e pubblica utilità. Per la riconversione industriale, occorre definire un nuovo sviluppo sostenibile legato alle caratteristiche del territorio con nuovi posti di lavoro stabili e duraturi; pianificare fondi pubblici per le bonifiche e per il piano di riconversione industriale di tutta Taranto che punti a ricerca, innovazione, energie rinnovabili, turismo sostenibile, archeologia industriale, tutela ambientale, salute. Per fare questo occorre che ci sia una cessione delle aree a canone zero ed attività nelle energie rinnovabili, con il reinvestimento di parte degli utili nelle attività di bonifica”.
Oggi la commissione inizierà la sua due giorni in Puglia presso la Prefettura di Taranto con una riunione in mattinata, prima di visitare il centro siderurgico insieme alle autorità locali.











