Il canto non può far guarire dal morbo di Parkinson ma certamente aiuta. È quanto emerge dallo studio pilota condotto dal centro di riabilitazione Giovanni Paolo II di Putignano. Le attività e gli studi effettuati sono orientati principalmente alla possibilità di non dire addio alla propria voce con l’avanzamento della malattia, mediante l’utilizzo del canto. Il gruppo dei logopedisti della struttura sanitaria ha testato le potenzialità del canto quale antidoto al lento ma sovente inesorabile spegnimento della voce nei malati di Parkinson.
I risultati incoraggianti sono stati presentati al Congresso Nazionale Limpe-Dismov (Accademia per lo Studio della Malattia di Parkinson e i Disordini del Movimento) che si è tenuto a Bari nei scorsi giorni. Ad illustrarli, un team tutto al femminile dei logopedisti Parkinson pugliesi, guidato dalla dottoressa Marilina Notarnicola, che opera nel Giovanni Paolo II.
Già dopo sole dieci sedute di trattamento logopedico di circa novanta minuti, il volume vocale dei pazienti aumenta significativamente. Non solo. La parola risulta più comprensibile e meno “sofferta”, risultano notevolmente migliorate coordinazione pneumo-fonica, intensità e articolazione del linguaggio del paziente. In termini pratici, invece, i 250 mila malati di Parkinson in Italia, nonché le circa 500 mila persone o familiari che li assistono, potrebbero contare su una comunicazione più immediata, efficace e meno problematica di quanto non si pensi.
“Le variazioni melodiche e ritmiche del canto – ha spiegato la dottoressa Valentina Lavermicocca, logopedista del Centro di Putignano e dottore di ricerca in neuroscienze cognitive – possono indurre modificazioni negli aspetti prosodici e articolatori dell’eloquio, influenzando l’integrazione e coordinazione delle funzioni respiratorie e fonatorie della comunicazione verbale. In più – ha aggiunto – il canto corale svolto in piccolo gruppo può favorire la motivazione al trattamento e le relazioni interpersonali”. “I cambiamenti ottenuti nei pazienti – le ha fatto eco la dottoressa Notarnicola – suggeriscono la possibilità di utilizzare il canto corale come integrazione al trattamento logopedico tradizionale incrementandone gli effetti positivi e contribuendo alla creazione di un setting terapeutico che abbia ricadute positive sull’attenzione, motivazione e partecipazione sociale”.
Insomma un lavoro da pionieri che – raccontano entrambe – “è stato condotto sul campo quotidiano della riabilitazione” per il solo amore della ricerca e per unico compenso “la gioia intonata dai sorrisi dei pazienti”.
Un bel risultato per il centro putignanese che dal 2014 è in Amministrazione giudiziaria e che, nonostante tutto, sta cercando di risanare la situazione per essere più apetibile a nuovi investitori disposti ad assicurare la prosecuzione delle attività.











