Periodo parecchio intenso per i virus informatici e ancora di più per chi li combatte. I ricercatori di ESET hanno rilevato un nuovo ransomware che nell’ultima settimana di aprile e nelle prime settimane di maggio sta minacciando gli internauti italiani. Dopo Petya il nome da ricordare è JS.Danger.ScriptAttachment e la maggior parte del suo codice è costituita da cripto-ransomware, spesso delle famiglie più popolari come Teslacrypt (che per chiarezza sarebbe “la madre del male”).
Si diffonde tramite i canali “classici”: allegati malevoli di posta elettronica e cercando di installare diverse varianti di malware sui dispositivi infetti. A darne notizia sono stati i ricercatori di ESET i quali sottolineano che il suo scopo è quello di crittografare i dati preziosi chiedendo poi centinaia di euro per decriptare i file, e sottolineando come i ransomware sono diventati una seria minaccia per gli utenti italiani: “Moltissime aziende in Italia sono già cadute nella trappola dei ransomware e sono state costrette a pagare il riscatto chiesto dai cybercriminali per evitare di perdere i dati”, aggiungendo, “La chiave per combattere questo fenomeno sta nell’adeguata protezione dei sistemi aziendali con buoni antivirus, firewall dotati di sistemi di protezione perimetrali e di analisi del traffico ed un buon antivirus anche sul proprio server di posta”, spiega Corrado Giustozzi, esperto di sicurezza informatica e membro di Enisa l’agenzia europea per la sicurezza delle reti.
Giustozzi, che ha moderato l’Eset Security Day, ha poi sottolineato che “In caso di infezione, per evitare di pagare il riscatto senza rischiare di perdere troppi dati, è poi fondamentale aver impostato il backup con frequenza almeno giornaliera ed in modalità off-line, ovvero su supporto non connesso in rete ed archiviato in un’altra sede”.
Come sempre ricordiamo che non è il caso di attendere l’infezione. Quindi invitiamo tutti alla massima attenzione ed alla prevenzione, sempre.
Negli Stati Uniti nel 2015 le vittime di “ransomware” hanno pagato oltre 24 milioni di dollari per un totale di 2.500 casi. Non è proprio opportuno finire in questo elenco.












