Napoli, Roma, ma un po’ in tutte le città italiane è caos rifiuti. Oggi, lunedì 30 maggio 2016, c’è stato lo sciopero generale indetto dalle sigle sindacali Fp Cgil, Fit-Cisl, UilTrasporti e Fiadel, rappresentative del comparto igiene ambientale sia nel pubblico che nel privato.
Tant’è che festanti le Segreterie Nazionali hanno diramato: “La straordinaria riuscita dello sciopero nazionale di tutti i lavoratori e di tutte le lavoratrici del settore dell’igiene ambientale e, soprattutto, la forte partecipazione ai presidi territoriali è la risposta durissima spedita a Utilitalia, Assoambiente e a tutte le imprese del comparto. Nelle grandi aziende la partecipazione è stata quasi totale e, complessivamente, sono state confermate le alte percentuali di adesione che storicamente si raggiungono”.
Dei 100mila addetti di settore, circa il 90% ha aderito alla protesta per il rinnovo del contratto collettivo nazionale scaduto da 28 mesi. Eppure le posizioni, sia da una parte che dall’altra, paiono molto dure e discordanti.
Infatti le associazioni datoriali accusano i sindacati di stare scioperando soltanto perché, nelle proposte d’intesa, si vedono comprimere le ore di distaccamento sindacale degli operatori, che causa disservizi e ingiustificate assenze nei luoghi di lavoro. Secondo Utilitalia (Settore Pubblico) e Assoambiente (Settore Privato ), vi è un ammanco di 388.800 ore tra permessi e distacchi per un costo complessivo di 11 milioni e 531 mila euro a carico delle imprese di rifiuti. E che il settore goda di più del doppio dei vantaggi sindacali rispetto alle altre sfere del lavoro dipendente.
I rappresentanti dei lavoratori replicano a muso duro che i punti all’ordine del giorno sono gli aumenti salariali, la sterilizzazione del Jobs Act per non liberalizzare i licenziamenti e soprattutto la salvaguardia della clausola sociale. Quest’ultimo è il punto più temuto dai lavoratori, perché se si dovesse perdere questa tutela, nell’avvicendamento tra una impresa e l’altra (nel cosiddetto cambio appalto), l’organico non sarebbe più preservato nella sua continuità lavorativa.
In sostanza, quando il servizio di raccolta e smaltimento rifiuti viene affidato ad una nuova gestione, sarà possibile più facilmente ridurre gli organici o variarne la composizione, deturpando la stabilità e le garanzie occupazionali.
Per il momento, oltre allo stallo dei tavoli di concertazione, i risvolti negativi sono a danno delle utenze che ricevono un profondo disservizio. Il fermo dei lavoratori postumo di un week end (dove già di per sé il servizio è ridotto al 40%), si avvicina al ponte del 2 Giugno con conseguente difficoltà nei prossimi giorni per il ripristino del decoro urbano.
L’Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) chiede con urgenza la riapertura del dialogo per dipanare la matassa e sbrogliare una trattativa che deve al più presto concludersi con una nuova piattaforma economica e sociale a favore dei lavoratori. Non è da dimenticare infine, il sistema sbagliato degli appalti pubblici che puntando sull’eccesso di ribasso, mette in sordina salari, welfare e servizio, allo scopo unico di non esautorare le casse pubbliche.











