Inchiesta – Donare il sangue in Puglia: dove, come, quando? [1]

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Donare sangue è donare vita. Il sangue e gli emocomponenti sono prodotti terapeutici indispensabili: costituiscono la terapia di supporto in moltissime situazioni cliniche, mediche e chirurgiche e nelle emergenze. I luoghi adibiti alla donazione sono i servizi trasfusionali degli ospedali e le unità mobili adibite alla raccolta – autoemoteche – le quali permettono di raggiungere il maggior numero di donatori possibile.

In Puglia questo meccanismo virtuoso sembra essersi inceppato, per lo più per mancanza di fondi.

Le strutture trasfusionali presenti nel nostro territorio – elencate nel sito della Società Italiana di Medicina trasfusionale e Immunoematologica – si trovano nei seguenti nosocomi: l’Ente ecclesiastico Ospedale regionale “Miulli” di Acquaviva delle Fonti, l’Ospedale “Bonomo” di Andria, il “San Paolo”, il Policlinico e l’Ospedale Di Venere di Bari, il presidio ospedaliero “Dimiccoli” di Barletta, l’azienda ospedaliera “Di Summa – Perrino” di Brindisi, gli Ospedali riuniti di Foggia, il “Sacro Cuore di Gesù” di Gallipoli, il presidio “Vito Fazzi” di Lecce, l’Ospedale “Don Tonino Bello” di Molfetta, il “San Giacomo” di Monopoli, l’Ospedale “Santa Maria degli Angeli” di Putignano, la Casa del Sollievo e della Sofferenza di San Giovanni Rotondo, l’“SS.Annunziata”, l’ospedale militare marittimo “G. Venticinque” e l’ente ecclesiatico “Cardinale G. Panico” di Taranto.

Alcune associazioni pugliesi hanno già denunciato mesi fa la situazione critica che si sta venendo a creare: sembra che la nostra regione sia in affanno su questo frangente e, dopo anni di autosufficienza, abbia utilizzato scorte di sangue del nord Italia per fronteggiare la crescente domanda di trasfusioni.

Si aggiunge a questo quadro il ritardo delle strutture trasfusionali nel processo di adeguamento dei requisiti strutturali, tecnologici, di qualità, che doveva essere portato a termine entro il 31 dicembre 2014 in applicazione della normativa europea e nazionale e che, invece, è stato prorogato di sei mesi con rinvio al 30 giugno 2015.

Il settore trasfusionale deve rispettare una serie di norme, nazionali ed europee che prevedevano, entro il 31 dicembre 2014, il raggiungimento dei requisiti qualitativi previsti da parte di tutte le strutture trasfusionali ospedaliere e tutte le unità di raccolta gestite dalle associazioni di volontariato.  Tali requisiti sono stati armonizzati e dettagliatamente definiti con l’Accordo Stato-Regioni del 16 dicembre 2010.

Il percorso disegnato dal Decreto legislativo 20 dicembre 2007, n. 261, che ha recepito la direttiva comunitaria 2002/98/CE e dall’Accordo del 16 dicembre 2010, considera che la conformità agli obiettivi qualitativi sia conseguita attraverso i processi regionali di autorizzazione e accreditamento, con l’obbligo in tutte le Regioni e Province autonome di verificare in loco le suddette strutture almeno ogni due anni, avvalendosi dei gruppi di verifica regionali integrati da almeno un valutatore iscritto in un elenco nazionale di professionisti specificamente qualificati a cura del Centro Nazionale Sangue. Quest’ultimo, su mandato del Ministero della Salute, è impegnato in un’attività di monitoraggio dell’evoluzione di tale percorso.

Maurizio Friolo (FI), vicepresidente della III Commissione Sanità, ha commentato a gennaio: “La proroga di sei mesi dei termini per l’accreditamento delle strutture trasfusionali, in applicazione delle norme introdotte dalle normative europee e nazionali finora disattese, rappresenta certamente una boccata d’ossigeno per la sanità pugliese, che altrimenti sarebbe precipitata nell’ennesima emergenza, date le pochissime strutture che avrebbero potuto continuare ad operare e la conseguente, affannosa ricerca di sangue che avrebbe pesantemente condizionato e compromesso l’attività dei principali ospedali. Una situazione che avevo denunciato in tempi non sospetti, a partire dal mancato rinnovo a Brindisi – da parte della direzione generale dell’Asl – della convenzione con l’associazione Avis provinciale, e che è esplosa in tutta la sua drammaticità nei mesi successivi, nonostante i ripetuti appelli e gli inviti alle donazioni, dopo il fin troppo prevedibile crollo della raccolta di sacche ematiche. Una situazione estesa anche alle altre Asl, come emerso poi nel corso dell’incontro in Commissione del 20 ottobre scorso con i rappresentanti delle associazioni regionali in presenza dei vertici delle stesse Asl e dell’assessore Donato Pentassuglia, nel quale era stato assicurato un nuovo appuntamento entro il mese successivo, per fare il punto sui lavori di adeguamento, per responsabilizzare gli addetti ai lavori e scongiurare ulteriori criticità. Un incontro che non c’è mai stato, così come si sono perse le tracce del report che sarebbe stato messo a punto dai tecnici per offrire e permettere una valutazione esaustiva struttura per struttura. Per questo sono costretto a rinnovare la richiesta di audizione in Commissione dell’assessore Pentassuglia, dopo quella firmata lo scorso 3 dicembre. Per capire quanto si è fatto nel frattempo e quanto soprattutto occorrerà ancora fare, nell’interesse della comunità pugliese, senza più perdere nemmeno un minuto dopo anni di colpevoli ritardi e disattenzioni. Al tempo stesso, auspico da parte dei nuovi direttori generali delle Asl, a partire da quello di Brindisi, un interesse ben diverso verso questa emergenza rispetto a quello mostrato dai loro predecessori”.

Al momento sono solo otto le strutture trasfusionali pugliesi che hanno ottenuto l’accreditamento – leggi l’articolo al link.

In quale situazione versano gli ospedali e le associazioni di volontariato in questo momento? Cercheremo di dare una risposta a questo quesito.

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