L’accusa vuole il processo per gli ex vertici delle Ferrovie Sud Est, e rappresentanti legali di alcune imprese per vicende poco chiare, e su cui sono da anni in corso approfondite indagini fiscali e penali, legate all’acquisto di treni da parte dell’azienda che gestisce i trasporti pubblici regionali.
La Procura di Bari, infatti, insiste sulla richiesta di rinvio a giudizio per i cinque indagati di una presunta truffa dei vagoni delle Ferrovie del Sud Est. Al termine dell’udienza preliminare il pm Isabella Ginefra ha chiesto che vengano processati per concorso in truffa aggravata transnazionale Luigi Fiorillo, ex amministratore unico e legale rappresentante di Fse, Nicola Alfonso, responsabile tecnico di Fse, Giuseppe Fiaccadori, rappresentante legale di ‘Railconsulting srl’ di Marmirolo (Mantova), Marco Mazzocchi e Carlo Beltramelli, all’epoca rappresentante legale e procuratore speciale della società polacca ‘Varsa Sp. Z.o.o.’ di Varsavia.
Per l’accusa sarebbero state commesse due truffe fra il 2006 e il 2012 per l’acquisto di 52 treni.
La prima truffa si riferisce all’acquisto di 27 vagoni nuovi dalla società polacca Pesa, pagati 93 milioni di euro (somme regionali); la seconda riguarderebbe il 2009 quando, in seguito ad un controllo fiscale di routine dell’Agenzia delle Entrate si scoprì che le Sud Est avrebbero acquistato per 912 mila euro 25 carrozze passeggeri dismesse da due distinte società tedesche e, poco dopo, le avrebbero a però vendute a una società polacca, la Varsa, nello stesso stato ma ad un prezzo differente: 7 milioni di euro. Pochi mesi dopo le stesse carrozze sarebbero state nuovamente vendute dalla Varsa alle Fse, questa volta ristrutturate e ad un prezzo molto maggiore 22,5 milioni e mezzo di euro. Da qui l’ipotesi di reato e le indagini da cui oggi si prende lo spunto per chiedere il processo a carico dei 5 indagati.











