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Gesmundo (CGIL): ‘In Puglia serve una vertenza che chiami in causa le responsabilità del Governo nazionale’

“È il momento che in Puglia si metta in piedi una vera e propria vertenza lavoro che chiami in causa le responsabilità dirette del Governo nazionale rispetto alla definizione di politiche industriali che diano un indirizzo preciso sulla strada che il Paese intende prendere in materia di sviluppo del manifatturiero, di innovazione, di competitività e di qualità del lavoro. Invece di essere costretti a rincorrere e spesso subire le scelte delle imprese nazionali e multinazionali”.
È quanto afferma il Segretario generale della Cgil Puglia Pino Gesmundo, che manifesta “solidarietà e vicinanza di tutta la confederazione e di ogni categoria ai lavoratori coinvolti in questi giorni in difficili vertenze aziendali, da Brindisi – con la manifestazione di domani dei lavoratori di Leonardo – a Bari dove all’emergenza Bosch e ad altre si somma ora la decisione della Brsi, contro cui il sindacato aveva vinto un ricorso, di licenziare tutti i dipendenti e per sabato è prevista una mobilitazione”.
“Siamo di fronte a scelte che segneranno a lungo il futuro di questi territori, con l’utilizzo di ingenti risorse rivenienti dal PNRR per affrontare transizioni digitali, energetiche e ambientali direttamente connesse al futuro di molte aziende anche multinazionali presenti in Puglia. Reclamiamo attenzione per questo territorio e la possibilità di una cabina di regia per interventi mirati a sostenere una transizione che non produca desertificazione industriale e sociale. È un tema centrale sul quale insisteremo in ogni sede per capire se sarà rispettata la destinazione al Sud del 40% delle risorse e quali scelte ricadono sulla Puglia. Il partenariato economico sociale e le istituzioni territoriali devono essere messi nelle condizioni di conoscere le strategie e i progetti dei ministeri per un intervento di supporto, completamento o sopperire a mancanze tramite i fondi e europei.  Vorremmo comprendere quali sono le varie misure individuate per favorire lo sviluppo territoriale o ancora come i Cis possano essere conciliati con più generali politiche di sviluppo. Troppe sono le vertenze sui tavoli regionali e nazionali che chiedono attenzione e capacità di dialogo straordinaria a tutti i soggetti politici e sociali. Si pensi al siderurgico, ad esempio, questione sulla quale siamo ancora in attesa di prospettive concrete”.
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Redazione
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