Con la scomparsa di Salvatore Tatarella ieri, se ne è andata una pagina importante della storia della destra pugliese e nazionale. Animatore della destra sin da ragazzino insieme al fratello maggiore Pinuccio, Salvatore ha dato un importante contributo allo scenario politico e culturale, dando molto a molti anche umanamente.
L’uomo politico
Coerente e leale, sempre. Non ha mai abbandonato l’amico Gianfranco Fini anche quando tutti si sono allontanati da lui come fosse un appestato. Quando l’esperienza di Alleanza nazionale è finita ha provato a ricostruire qualcosa partendo dalle idee e non dalle sigle e dai leader, errore in cui invece sembra stiano cadendo in molti oggigiorno. Ha provato a lavorare su una rete di associazioni e Fondazioni di destra che elaborassero una nuova proposta politica. Purtroppo si è dovuto imbattere nei personalismi che antepongono i nomi alle idee. Sempre attivo in prima linea sulle battaglie di principio come le campagne referendarie, i sistemi elettorali e tanto altro. I suoi editoriali su Puglia d’oggi, spesso pungenti, erano botte di vita per un centrodestra in letargo.
Uno dei primi sindaci missini nell’era del pre berlusconismo, alla faccia di chi sostiene che senza lo sdoganamento di B. la destra non avrebbe mai governato, ha dato molto alla sua città natale, Cerignola, dove è stato Sindaco dal 1993 al 1999 con riconoscimenti trasversali sul suo operato. In molti, ancora oggi, lo riconoscono come il miglior primo cittadino che la città abbia mai avuto.
Ha dato molto anche alla sua città adottiva, Bari, dove ha profuso molte energie e lanciato molte proposte. Forti e non sempre comprese le sue battaglie nel centrodestra barese e pugliese. Una di queste lo portò a fare il vicesindaco del capoluogo pugliese. Per la Città si è battuto cercando di offrire al dibattito posizioni alternative come quelle sul Petruzzelli o sul Palazzo di giustizia a Carbonara. Come tutti, soprattutto in politica, ha commesso anche qualche errore di valutazione. Uno in particolare: la candidatura alle amministrative del 1999 pochi mesi dopo la sua elezione alle suppletive del collegio camerale che fu di Pinuccio. In molti nel suo partito non gradirono questo doppio incarico, vedendolo come un gesto predatorio e non comprendendone la strategia. Quell’errore se lo è portato a lungo, purtroppo. Probabilmente, all’onorevole Tatarella sarebbe stato giusto offrire la candidatura a Sindaco nel 2004.
Ieri a Bari e sicuramente oggi a Cerignola, molti dei compagni di viaggio hanno voluto porgergli un ultimo saluto. Occasione per “ricordare”, purtroppo solo per ricordare, la destra che non c’è più e che in particolare con Salvatore al comando come coordinatore regionale ha vissuto il suo massimo splendore, basta ricordare il suo famoso “Obiettivo 20” in riferimento alla percentuale di voti che An avrebbe dovuto raggiungere nelle amministrative e che in effetti in molti comuni ottenne.
Ieri molti dei ragazzi, ormai uomini, protagonisti dei movimenti giovanili nell’ultimo decennio di An si sono ritrovati ricordando la crescita di un gruppo che con Tatarella arrivò a vincere le elezioni universitarie.
L’uomo di cultura
E’ stato inimitabile animatore culturale con uno svariato numero di eventi da prima come Alleanza nazionale come suo coordinatore regionale, poi come direttore di Puglia d’oggi, poi come regista della Fondazione Tatarella. Nella sua segreteria erano infiniti gli appunti di iniziative e cose da fare. Molti portati a termine. Ne ricordo una invece che non ha avuto modo di realizzare e che mi auguro che la Fondazioni realizzi presto: la mostra delle riviste di destra.
Ha avuto poi la forza e il coraggio di investire nell’editoria in un tempo in cui il settore era già in ginocchio. Credeva nella cultura, convinto sostenitore del dibattito e del confronto.
E’ stato anche uno dei primi politici pronti a “sporcarsi le mani” con i social. Sempre presente su Facebook finché la salute glielo ha consentito, sempre pronto a rispondere a chiunque lo accendesse… senza remore o timore alcuno. Coerente, sempre.
E infine, “Last but not least”, ha dato molto al sottoscritto e a questa redazione del quale è stato il primo editore. Con Puglia d’oggi si è “divertito” a fare politica ma sopratutto a provocare dibattiti. Ha avuto la forza di aprire la redazione del giornale a chiunque volesse partecipare tanto da inglobare, fra lo scalpore di molti “camerati”, la “rossa dell’Orzo” o di mettere a disposizione dell’intero Centrodestra, in realtà già morto a propria insaputa, la testata per trasformarla in contenitore arioso di tutta la coalizione e non solo megafono degli aennini. È inutile ricordare che della cosa non se ne fece mai nulla e non ho mai capito se per miopia politica o diffidenza. Ai ragazzi della redazione nessun vincolo o linea editoriale di dettaglio imposta, come in molti invece pensavano. Uniche richieste fatte agli articolisti sparsi per tutta la regione: articoli chiari e semplici e niente di autoreferenziale.
Da Puglia d’oggi nacque poi Puglia In. Nacque da una delle sue innumerevoli intuizioni nelle nostre lunghe chiacchierate sul da farsi: “serve un magazine completamente sganciato dalle logiche politiche per iniziare a creare una rete editoriale diversificata per fronteggiare la crisi dell’editoria e per – ribadiva sempre – creare una opportunità di lavoro stabile ai ragazzi”. Oggi seguendo i suoi insegnamenti, la sua capacità di sognare e immaginare il futuro pugliain.net è un progetto indipendente e autoprodotto dai “suoi ragazzi”.











