“Maltrattamenti e abuso: l’ascolto del minore e il trattamento dell’offender” il titolo del convegno organizzato dall’Ordine degli Psicologi della Puglia e svoltosi a Foggia nella giornata di ieri presso l’Hotel Cicolella. Un tema delicato, di forte attualità, che deve essere oggetto di attenzioni multidisciplinari per tutelare nel migliore dei modi la persona maltrattata e per avviare percorsi di recupero dei maltrattanti.
L’evento è stato dedicato ad Emma Francavilla, giovane psicologa foggiana, consigliere e tesoriere dell’Ordine degli Psicologi della Puglia scomparsa un anno fa.
“Sono particolarmente commosso – ha detto il Presidente degli Psicologi pugliesi Antonio Di Gioia – perché in questo anno la sua assenza si è sentita parecchio, si sente la sua assenza in questa sala. Mi sono mancati i suoi consigli, le discussioni, la sua passione in questo lavoro”.
Tra i relatori non solo psicologi ma anche avvocati e rappresentanti della Magistratura e dell’Università, tutte le diverse professionalità coinvolte nella gestione dei casi di maltrattamento. “Un convegno che sancisce l’importanza della presenza dello psicologo nel contesto giudiziario”, ha detto il Presidente del Consiglio Nazionale degli Psicologi Fulvio Giardina.
“Vedere che avvocatura e psicologia cercano un dialogo è fondamentale – ha affermato Giardina – perché nei percorsi giudiziari è fondamentale offrire una stabilità emotiva alle vittime. La collaborazione tra diverse discipline è fondamentale, ricordando che lo psicologo ha un valore aggiunto dovuto ad una specifica nella capacità di ascoltare il minore”.
“Per noi – ha dichiarato Laura Simeone, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Foggia – è fondamentale il ruolo dello psicologo, unico soggetto che mette in relazione il mondo del diritto dei maggiorenni con quello di un contesto famigliare nel quale c’è un bambino che ha vissuto un dramma. Gli unici che ci aiutano sia perché lo prevede la legge sia perché hanno gli strumenti scientifici adatti per assisterci nel nostro lavoro. Lo psicologo è determinante. Se mi arriva una denuncia per violenza sessuale su minore, io ho un problema sulla tempistica di ascolto del minore. Per me è fondamentale confrontarmi con lo psicologo su quali soluzioni adottare. È un ruolo determinante quindi anche prima delle fasi prettamente giudiziarie, è un supporto che opera anche nella fase precedente”.
Sul ruolo degli psicologi nei processi si è espressa anche la Garante Regionale dei Diritti del Minore Rosy Paparella. “I primi contatti con un bambino violato – ha detto Paparella – spesso sono con un insegnante, un avvocato, un magistrato, figure che attraverso la collaborazione con gli psicologi possono acquisire gli elementi minimi per mettere in pratica un ascolto attivo ed empatico, per costruire una relazione di fiducia con un bambino che proprio nella fiducia è stato ferito”.
La collaborazione tra i professionisti quindi deve essere non solo di affiancamento ma anche di trasmissione e di condivisione dei saperi minimi, necessari per poter agire con la massima cautela nei confronti di soggetti particolarmente delicati. “Bisogna fare rete tra le professioni perché stiamo toccando con mano la vita di persone, stiamo decidendo di quello che potrebbe essere il loro domani”, ha detto l’avvocato Katia Di Cagno, coordinatrice commissione minori ordine avvocati di Bari.
“Vi assicuro che durante il mio servizio in qualità di giudice ho potuto apprezzare quanto sia importante avere il supporto di tutti prima di poter assolvere alla propria funzione giudicante”, ha aggiunto Adelaide Minenna, Giudice Onorario Tribunale dei Minori di Bari.
I maltrattamenti di cui sono vittime i minori sono di due tipi: violenza e trascuratezza sia fisica sia emotiva; violenza assistita. La violenza fisica è più facile da intercettare per gli adulti. I danni di una violenza emotiva o psicologica, restando nell’ombra, sono più difficili da individuare e possono arrecare maggiori danni. “Un bambino – ha ricordato Paparella – impara ad avere timore di parlare e finisce per esprimere il disagio con forme di irrequietezza o difficoltà relazionali. Le violazioni della vita personale sono quelle che meritano tutta la nostra attenzione”, ha concluso la Garante.
Tra gli interventi quello della dott.sa Loredana Mastrorilli, psicologa e psicoterapeuta, CTU del Tribunale di Taranto, che ha messo in evidenza come “spesso la teoria è importante ma di fronte all’esperienza dolorosa fatta da un bambino, non si può usare solo ed esclusivamente un metodo scientifico. Non avrebbe successo. Senza rapporto empatico con il dolore provato dalla vittima in quel momento, non c’è possibilità di ottenere risultato e apportarle beneficio”.
Il Presidente dell’Ordine Pugliese ha focalizzato l’attenzione dal punto di vista dell’offender, ricordando che “l’Italia è una delle nazioni che sta adottando programmi di riabilitazione dei maltrattanti i quali vanno valutati caso per caso perché non esiste un profilo unico di chi procura violenza. Ci sono delle specificità – ha detto Di Gioia – che portano a individuare percorsi di riabilitazione individualizzati”.
“Il nostro obiettivo – ha detto Antonietta Curci, coordinatrice Master di II livello di Psicologia Giuridica presso l’Università degli Studi Aldo Moro di Bari – è salvaguardare il benessere psicofisico di quanti sono interessati dal caso giudiziario specifico. La grande difficoltà che dobbiamo affrontare è quella di non far esasperare situazioni già al limite, tenendo conto di tutte le variabili che potrebbero toccare anche chi opera nel caso e non solo i protagonisti”.











