Sarà Trilok Gurtu ad inaugurare il 23 ottobre l’ottava edizione dell’associazione Nel gioco del jazz, ma il 22 settembre il sassofonista Stan Sulzmann con London Calling sarà l’anteprima di lusso. E se questi sono i biglietti da visita si può stare pur certi che sarà una stagione ricca e stimolante.
In sette anni si sono registrate solo fasi di crescita con fasce di pubblico sempre più larghe, grazie non solo alla qualità degli artisti ma anche alla politica del costo dei biglietti, mai alto e alla portata di tutti. Infatti “Nel gioco del jazz”, come ha sottolineato il presidente Donato Romito, è associazione culturale no profit, costituita da sinceri appassionati di musica.
Quest’anno la rassegna è titolata “Imagine” (niente a che vedere con John Lennon) in nome di una ricerca di identità che rifugga in qualche modo le malformazioni e il cattivo uso delle tecnologie del nostro tempo.
“È un momento di grandi trasformazioni – ha detto il direttore artistico Roberto Ottaviano – soprattutto nel mondo della comunicazione, sempre più veloce e immediata. È anche tempo allora di concedersi una pausa di riflessione e di restituire potere e autorevolezza alla immaginazione, considerando tutti i margini di creatività che essa comporta. Dopo sette anni conserviamo intatto il nostro entusiasmo per quello che facciamo, proponendo artisti validi e a volte poco conosciuti: il ritorno di consenso da parte del pubblico ci conforta. Lo scorso anno i concerti di Kurt Elling e Diane Reeves sono stati i nostri fiori all’occhiello (i due si sono esibiti anche al cospetto di Obama, ndr)”. Certamente i problemi non mancano e bisogna alla fine far quadrare i conti. Nella passata stagione è stato allestito un programma parallelo, “Domestic Flights”, sorta di passerella di jazzisti di casa nostra: purtroppo non ha riscosso il successo atteso, forse per un’inflazione di concerti alla quale il pubblico non è abituato. È stata una forte emorragia economica per il botteghino.
La nuova stagione
Dopo Sulzmann e Gurtu a novembre ci saranno quattro concerti, i primi due con la partnership di “Bari Hi-End”: il primo è un progetto di Gianluca Petrella e Giovanni Guidi con Louis Sclavis e Geral Cleaver che presenteranno un cd nuovo di zecca inciso per la prestigiosa etichetta ECM; il secondo vedrà impegnata una Big Band di giovani musicisti del nostro Conservatorio. A seguire Sheila Jordan, icona del jazz internazionale, e un’Orchestra Tzigana forte di otto violinisti. A dicembre ci sarà il sorprendente Andreas Schaerer, che sulla scia di Bob McFerrin adopera la voce come strumento. Il 2016 si chiuderà con l’ensemble dei Solisti Veneti. Il nuovo anno si presenta non meno ricco: Dave Liebman, un pezzo di storia; la giovane e talentuosa vocalist Lizz Wright; un quartetto d’eccezione formato da Glenn Ferris, Gianluigi Trovesi, Michel Godard e lo stesso Ottaviano in un progetto originale che prende le mosse dal disco “Astrolabio”; a maggio in chiusura con il trombettista Avishai Cohen. Ma non finisce qui: il programma è in continua evoluzione. Altri artisti per altri concerti si potranno aggiungere, come quello quasi certo di Cristina Donà.
Qualche rammarico è stato espresso per non essere riusciti a portare a Bari altri prestigiosi artisti che sono stati contattati, come Charles Lloyd, Pharoah Sanders e, strizzando l’occhio al rock, Ian Anderson, Peter Hammill, Brian Auger: per vari motivi non hanno dato la loro disponibilità al momento, ma con loro il discorso resta aperto.
Per ora non bisogna perdere l’appuntamento il prossimo 22 al Teatro Forma con Stan Sulzmann per l’anteprima della stagione.












