Esiste una Puglia che lamenta una situazione lavorativa giovanile drammatica. Secondo i dati Istat il tasso di disoccupazione nella fascia d’età fra i 15 e i 29 anni è passato dal 23,9% del 2008 al 44,9% del 2014, ovvero quasi un giovane su due non ha un posto di lavoro. Solo 3 regioni registrano un tasso di disoccupazione più alto: Sicilia, Campania e Calabria.
Accanto a questa, esiste una Puglia che prova a non essere più soltanto un porto di partenza, un molo dove i cervelli e le idee in fuga dalle difficoltà staccano il biglietto verso lidi più floridi. C’è la Puglia che invita ciascun “portatore di conoscenza” in partenza a fermarsi un attimo e riflettere.
È la Puglia che si manifesta nella rete “#Primachetenevai“, ambizioso progetto che punta a ridisegnare l’immagine del desolato meridione a partire dalle esperienze positive di chi ce l’ha fatta, senza spostare di alcun centimetro la propria vita personale, professionale ed affettiva. L’iniziativa ha visto ieri, venerdì 15 maggio, 4 eventi in contemporanea su tutto il territorio regionale. Coinvolte le città di Bari, Lecce, Taranto e Foggia. Ciascun incontro ha seminato nelle rispettive comunità di riferimento i semi del percorso appena avviato, e permesso alle diverse realtà aziendali e collaborative che hanno già aderito al progetto di guardarsi negli occhi, incontrarsi, conoscersi. Sede della tappa barese dell’incontro è stato l’Ex Palazzo delle Poste, in piazza Cesare Battisti.
“#Primachetenevai nasce per informare chi è intenzionato a lasciare la Puglia sulle opportunità presenti sul territorio – spiega Marcella Loporchio, fra le prime ad aver accolto a Bari l’intuizione di Nicola Tattoli (in foto), presidente dell’associazione Pugliesi a Milano Stazione di Testa – e per creare una rete di supporto e conoscenza per i pugliesi emigrati alla ricerca di maggior fortune, che forse non si rendono conto di quanto invece si sta costruendo qui”.
Il network fra realtà innovative e professionisti pugliesi – residenti o emigrati – ha incassato il patrocinio delle Università di Bari, Foggia e del Salento, del Politecnico di Bari, della Regione Puglia, del Comune di Bari, della Consigliera Regionale di parità e dell’Ente Bilaterale del Commercio della Provincia di Bari e Bat.
La rete ha una duplice funzione: si propone come sistema di contatti fra realtà innovative e professionisti pugliesi – residenti e emigrati – e come strumento protettivo, impegnato a non disperdere ulteriormente talenti e possibilità made in Puglia. “Non ci si sofferma mai sul fatto che molto spesso il capitale investito in Puglia nella formazione finisce per contribuire alla crescita economica e culturale dei territori che accolgono i nostri giovani”, sottolinea Angelo Tomasicchio, assessore all’innovazione tecnologica del Comune di Bari, che individua negli “spazi di condivisione e confronto di idee ed esperienze” l’antidoto per conferire maggior consapevolezza alle nuove leve dell’occupazione pugliese.
Dello stesso avviso è il ricercatore Gianluigi de Gennaro, in questo periodo impegnato con Futurlab, spazio di contaminazione in fase d’avvio che punta a sviluppare nei laureandi di Università e Politecnico di bari l’orgoglio di chi prova, con successo, a realizzare i singoli sogni professionali nella propria terra. “Futurlab e, nello specifico, BaLab nascono per facilitare l’integrazione di tutte le iniziative già presenti sul territorio. Crediamo – afferma il ricercatore – che l’Università debba essere uno degli elementi propulsivi della crescita dell’intera comunità”. “Il nome Ba Lab trae origine dalla cultura giapponese – spiega De Gennaro – secondo cui il Ba è quel luogo dove, a partire dalle individualità, si trasformano le singole aspettative in sogni collettivi”.
E cosa sono i sogni collettivi, se non l’intuizione di un futuro possibile verso cui tendere? Nell’attesa, e speranza, che i tristi numeri dell’Istat mutino volto anche grazie ad un ancora sommerso universo di inespresse potenzialità.











