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Processo dj Fabo: Cappato: voglio il Processo subito, c’è in gioco la sofferenza degli italiani

Il gip di Milano Luigi Gargiulo ha disposto l’imputazione coatta per Marco Cappato, il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni che ha accompagnato in Svizzera il dj Fabo per la pratica del suicidio assistito.

L’udienza del Giudice per l’Udienza Preliminare, che era già stata fissata per il 15 novembre, avrebbe dovuto decidere definitivamente per il rinvio a giudizio oppure optare per “sentenza di non doversi procedere”. Un’ ipotesi volutamente accantonata oggi dallo stesso Cappato, che ha appena annunciato tramite il profilo twitter di aver chiesto il giudizio immediato, al fine di ottenere chiarezza e una assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni che l’associazione Luca Coscioni chiede da molti anni:

“A luglio è stato chiesto il mio rinvio a giudizio per l’aiuto dato a Dj Fabo ad andare in Svizzera. Oggi ho chiesto il giudizio immediato, cioè di andare immediatamente a processo, perché voglio che in Italia finalmente si possa discutere di come aiutare i malati a essere liberi di decidere fino alla fine. Sia quando lottano per vivere, sia quando decidono di fermarsi. Il processo sarà un’occasione per discuterne ed è bene che sia il prima possibile.
Certo, dovrebbe occuparsene la politica, però la proposta di legge dell’Associazione Luca Coscioni, per l’eutanasia legale, è ferma da 4 anni in Parlamento”.

Sul tema del fine vita in Senato attualmente sta prevalendo l’ostruzionismo. Il Biotestamento, dopo essere passato alla Camera è al momento bloccato da 3000 emendamenti, nonostante il pieno sostegno da parte dell’opinione pubblica, confermato da tutti i sondaggi, non solo sul biotestamento, ma anche sull’ Eutanasia (il 67% degli italiani secondo un’indagine SWG condotta da Associazione Luca Coscioni) e nonostante le oltre 121.000 persone che hanno sottoscritto la proposta di legge di iniziativa popolare Eutanasia legale.

Dopo anni di dibattiti c’è ora il dovere per ciascun parlamentare di assumersi la responsabilità di votare almeno quel testo o respingerlo così com’è, senza accampare inesistenti ostacoli procedurali.

Con la rinuncia all’udienza del GUP l’obiettivo è di aiutare attraverso il processo pubblico a fare piena chiarezza su di un divieto di legge che non tiene conto della volontà di persone che, per avere una morte senza dolore a causa di malattie, non possono procedere autonomamente attraverso la distensione delle terapie.

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Redazione
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