HomeBlogSostiene GaudianoQuarto potere. Il capolavoro di Orson Welles compie 75 anni

Quarto potere. Il capolavoro di Orson Welles compie 75 anni

Ci sono film che finiscono nel dimenticatoio con la stessa velocità con cui hanno incassato milioni ai botteghini. Mega produzioni farcite di effetti speciali pronte ad essere soppiantate nella memoria collettiva da sequel sempre più computerizzati e, per i puristi, senza anima. Ma molto remunerativi.

Ci sono film che colpiscono lo spettatore come un proiettile, che lacerano lo spirito per la loro intensità, di certo non blockbuster ma talmente profondi e sinceri da trascendere dalla mera operazione “prendi i soldi e scappa”. Sono quei film che sfrecciano nelle sale per pochi giorni a discapito di recensioni entusiastiche, che non regalano esplosioni, supereroi fracassoni e fumettosi senza nerbo o sentimento. Piccole perle che restano chiuse nel guscio.

Poi c’è Quarto potere che è il Cinema, il dizionario filmico definitivo per ogni regista moderno. È facile ritrovarlo in cima a qualsiasi classifica redatta dagli addetti ai lavori intitolata “I migliori film della storia del cinema” e, dopo 75 anni, la maggior parte dei registi afferma di pagare pegno a Orson Welles per l’aver scelto quella professione. Nomi come Kubrick, De Palma, Scorsese, Lynch citano Welles e Hitchcock come loro padri putativi. Ma la parabola del primo è stata discendente, a discapito della magnificenza della sua opera prima, e non per mancanza di idee o genialità, bensì per un ostracismo hollywoodiano che lo costrinse ad abbandonare l’America per l’Europa (dove non incontrò, tuttavia, maggior fortuna).

“Quarto Potere” (Citizen Kane) è la storia narrata per flashback del miliardario Charles Foster Kane (Orson Welles), nato povero e diventato ricco per un’inaspettata eredità ricevuta dalla sua famiglia quando era ancora un bambino. Il giorno della sua morte un giornalista viene incaricato di ricostruire la sua vita partendo dall’ultima parola pronunciata dal magnate prima di morire: Rosebaud. Costretto ad abbandonare il tetto materno per intraprendere gli studi nelle migliori scuole del mondo (da cui si fa puntualmente cacciare), Kane cresce senza alcun interesse per la sua fortuna, talmente immensa da potergli consentire qualsiasi follia, tanto da dirottare il suo diretto interesse verso un piccolo quotidiano di sua proprietà. Riuscirà a trasformarlo in un impero editoriale che sfrutterà come cassa di risonanza per la sua campagna elettorale quando deciderà di candidarsi alla carica di governatore. Ma le sue ambizioni politiche verranno frenate da uno scandalo amoroso (trova in una giovane e capricciosa cantante la sua amante) che lo costringeranno al divorzio dalla moglie e al ritiro dalle elezioni. Concentrerà i suoi sforzi nel costruire una carriera per la sua amante, commissionando addirittura la costruzione di un teatro per farla esibire, ma finirà i suoi giorni solo e infermo all’interno della sua ciclopica tenuta, Xanadu, portando con se il mistero di Rosebud, che verrà svelato solo nella penultima inquadratura e che darà un senso definitivo al personaggio di Kane.

La genesi di “Quarto Potere” sembra una premonizione di quello che sarà di lì a poco la carriera di Welles. In realtà il regista, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, aveva in progetto la realizzazione della trasposizione cinematografica di Cuore di tenebra di Conrad ma il progetto sembrava troppo ambizioso per l’epoca e la RKO lo fece naufragare velocemente. Welles , che nel 1939 aveva solo 25 anni ma era già entrato nel gotha dello spettacolo grazie alla sua trasmissione radio in cui rileggeva “La guerra dei mondi” (quella famosa messa in onda talmente realistica che scatenò il panica in tutti gli USA), si rimboccò le maniche e cominciò la stesura di un nuovo film con l’aiuto di un altra giovane promessa di Hollywood, Herman Mankiewizc. Prese così forma la storia di un miliardario convinto di poter comprare l’amore di chiunque grazie al suo potere, quello stesso amore che gli era stato negato quando era un bambino, magnate della stampa, donnaiolo e spregiudicato. Le voci che osannavano il giovane Welles per il suo magnifico contratto con la RKO (attore, regista, produttore) nonostante la sua giovane età e che facevano presagire un successo mastodontico al botteghino furono presto soppiantate dal boicottaggio sul bottage della pellicola imposto dal miliardario William Hearst, praticamente la copia speculare di Kane sotto ogni punto di vista, vita privata compresa. Il risultato fu un clamoroso flop ai botteghini all’uscita che si contrappose alle nove candidature agli Oscar della pellicola (ne vinse solo uno, per la sceneggiatura). Ma, nonostante, il fallimento monetario, un piccolo manipolo di critici vide in Welles un genio visionario e un capolavoro assoluto nel film, anche se la consacrazione definitiva su scala mondiale avvenne ben dieci anni dopo. Hearst era stato sconfitto, nonostante avesse proposto quasi un milione di dollari alla RKO per bruciare la pellicola, ma la carriera di Welles risentì definitivamente di quel salasso economico.

Già, perché “Quarto potere” è una miniera inesauribile (come quella di Kane) di innovazioni registiche: dall’uso delle luci e del contrasto cromatico tra il bianco e il nero ai movimenti di macchina e le soluzioni visive (la scena dell’abbandono della seconda moglie con Kane che cammina prima nel corridoio e poi accanto agli specchi, ad esempio), passando per la sceneggiatura con la scomposizione temporale della storia, tanto cara a Quentin Tarantino. E pensare che Welles veniva dal teatro e che non aveva la più pallida idea di come funzionasse un set cinematografico! Il suo habitat era il Mercury Theatre e i suoi miglior compagni di lavoro erano i suoi attori: così decise di ingaggiarli per “Quarto potere”, perfetti novelli del cinema che riuscirono a regalare prestazioni maiuscole, uno su tutti Joseph Cotten nella parte di Leland, il miglior amico di Kane. Questo osare di Welles lo portò all’uso di tecniche filmiche come la profondità di campo (già usata da Ford in “Ombre rosse” e che fu condannata da Hollywood perché distoglieva lo spettatore costringendolo a concentrarsi su due piani contemporaneamente) o il piano sequenza, affinandole e rivisitandole, dilatandole e dandole un senso definitivo ed affine alla storia, quindi non solo vezzi registici fini a se stessi. Si narra che durante una scena in cui Leland e Kane avevano un accesissimo confronto, Welles voleva riprendere i due personaggi dal basso per farli sembrare due giganti e dare un senso di epicità alla scena. L’operatore era praticamente steso sul pavimento ma la ripresa non era soddisfacente. Welles prese un’ascia e, davanti alla troupe raggelata, spaccò il pavimento del set. Poi, costrinse l’operatore ad entrare nel buco creato: inquadratura perfetta. Proprio da questi piccoli aneddoti si può intuire la totale incoscienza di Welles, totalmente al di fuori di ogni schema registico tanto da reinventarlo, che costituiscono la sua vera genialità. Purtroppo, questa fu anche la condanna di Welles: nonostante una serie di titoli come regista che hanno rafforzato la sua immagine (L’infernale Quinlan, L’orgoglio degli Amberson, La signora di Shangaii) e il ruolo di Harry Lime in quel capolavoro che è “Il terzo uomo” di Carol Reed, in cui interpretava il prototipo del cattivo cinematografico moderno, la sua ambizione era sempre “bigger than life”. Quella stessa ambizione che lo portò a rimuginare per decenni su un film su Don Chisciotte, con tanto di dispendio di denaro che lo portò quasi alla rovina e lo costrinse ad accettare ruoli d’attore in pellicole di basso profilo e lo confinò in quell’Europa che sembrava (apparentemente) amarlo ma che lo sfruttava solo per il suo nome.

Alla fine, nonostante la sua magnificenza, le sue citazioni alla realtà, il suo essere oltre qualsiasi cosa si sia vista su uno schermo cinematografico, il suo essere irripetibile se non nelle citazioni, “Quarto potere” è la storia di un uomo strappato alla sua infanzia per vivere nella ricchezza immensa, pronto ad ottenere tutto ciò che vuole pagando. Ma che non potrà mai quantificare monetariamente l’amore di cui è stato privato e che lo porterà a rimpiangere tutta la sua vita in punto di morte con una sola parola. Quella Roseboud, chiave del mistero Kaneiano, che Welles decide di rivelarci, quasi costringendoci a rivalutare la vita di un uomo come tanti, solo più fortunato e spietato. Ma sempre un uomo. Al contrario di “Quarto Potere”, che non è un film. È IL film.

Banner donazioni

Telegram PugliaIn

Per seguire in tempo reale tutte le news iscriviti gratuitamente al nostro canale Telegram

1 commento

Comments are closed.

Ultimi Articoli

spot_img
spot_img