“Per realtà aumentata (o realtà mediata dall’elaboratore in inglese augmented reality, abbreviato “AR”), si intende l’arricchimento della percezione sensoriale umana mediante informazioni, in genere manipolate e convogliate elettronicamente, che non sarebbero percepibili con i cinque sensi” (Cit. Wikipedia).
Nata per scopi prettamente militari, ricordiamo tutti i sistemi di puntamento dei velivoli militari, ed impiegata in vari progetti di natura culturale e medica, è stata portata più commercialmente alla ribalta dai Google Glass e più recentemente dal gioco Pokèmon Go, promette di diventare il media del futuro.
Non è solo la realizzazione del desiderio recondito di ogni nerd di vedere la realtà attraverso un “occhio bionico” non dissimile da quello del Colonnello Steve Austin de “L’Uomo da Sei Milioni di Dollari” (1974-1978), ma la realizzazione di un traguardo tecnologico importantissimo.
L’occhio del visore AR permette di penetrare con lo sguardo la realtà ed attingere ad informazioni accessorie al di fuori di ciò che la semplice vista permette di percepire.
Come è normale che sia non tutti sono “pronti” a quest’esperienza, che tende ad alterare i sensi e la percezione stessa della realtà. Alcuni studi e test per esempio hanno dimostrato come i videogiocatori siano tra i più rapidi ad adattarsi al nuovo mezzo tecnologico, anche se è stato dimostrato che la sovrapposizione delle diverse prospettive potrebbe generare un aumento degli incidenti, come l’utilizzo improprio dei Google Glass ha più volte dimostrato.
Ma le possibilità del mezzo rimangono comunque potenzialmente illimitate.
Progetti di primo soccorso meccanico, in grado di permettere a chiunque di individuare e riparare i guasti, applicazioni mediche che permettono al chirurgo di tenere tutti i parametri vitali del paziente sotto controllo; insomma, alla possibilità del mezzo non c’è realmente limite.
Ovviamente quindi risulta parecchio triste, vedere un mezzo così potente e dalle possibilità così illimitate, svilito in maniera così commerciale.
Per permettere a tutti di provare l’ebrezza o il timore di un’esperienza di Realtà Aumentata, riportiamo il cortometraggio del giapponese Keiichi Matsuda che illustra le potenzialità del mezzo nella sua totalità.
Lasciamo a voi l’ultima parola.












