Ispirato e malinconico, eppure scatenato e inarrestabile. Per sintetizzare in poche parole l’esibizione di Samuele Bersani sul palco del Teatro Palazzo di Bari, sabato 4 marzo, bisogna prendere in prestito dai racconti di Superman il rito della trasformazione: così come il giornalista Clark Kent abbandona l’immagine occhialuta e impacciata per dar spazio al suo volto eroico e forzuto, il cantautore romagnolo alterna nel suo spettacolo il lato più intimista e sognatore a quello più ironico e pungente, dal retrogusto amaro e disilluso. I problemi alle corde vocali che lo hanno tenuto lontano dai palchi sono solo un brutto ricordo.
Le sue parole, uniche protagoniste. Il Teatro Palazzo è un salotto colmo di amici di vecchia data. Da buon padrone di casa, Samuele accoglie gli invitati senza alcun vezzo di presunzione. Accento romagnolo, autoironia e battuta sempre pronta, il cantautore ha quel garbo di chi sa che le sue canzoni sono solo strumento per mettersi in sintonia con quanti riconoscono in quelle parole i propri vissuti e stati d’animo.
La scaletta. La serata riassume in due ore il meglio della produzione musicale di Bersani. C’è spazio per i primi successi – Il mostro e Chicco e Spillo – l’esplosione radiofonica – Spaccacuore, Freak, Giudizi Universali e Coccodrilli – e l’ultima fase, dai testi sempre più raffinati e poetici – Lo scrutatore non votante, En e Xanax, La fortuna che abbiamo. Testi che elevano il cantautore romagnolo nel gotha delle penne della tradizione italiana, per lessico, metafore e capacità immaginifica.
Il ricordo di Lucio Dalla. 4 marzo vuol dire Lucio Dalla, tappa fondamentale nella carriera di Samuele Bersani. In una data così pregna di significato per la musica italiana non poteva mancare un tributo a quel piccolo ma incommensurabile talento, ancora rimpianto, a cui il giovane Samuele deve la svolta della sua carriera. Canzone è frutto dell’incontro fra l’arrangiamento world music di Dalla e le parole, ispirate e reali, di Bersani. Un risultato così eccelso che ancora oggi fa scattare in piedi intere platee, come solo un inno sa fare.
(Foto Giancarla Trizio)












