Per 54 ore la Fiera del Levante è stata la loro casa. Oltre 110 startupper sono in attesa della proclamazione dei vincitori dello Startup weekend barese, una scatola nera in cui le idee di business proposte dai partecipanti vengono instradate da tutor e coach per trasformarsi in imprese di successo, o almeno in convincenti proposte per possibili finanziatori.
Negli applausi che accompagnano le conclusioni dei pitch, i cinque minuti concessi ad ogni team per presentare il proprio lavoro alla giuria, si intravvede il segreto del successo di questa formula di laboratorio d’impresa: fare comunità e provare a lanciarsi nel futuro a partire dai singoli bagagli d’esperienza.
I progetti vincitori. Non a caso è l’incontro il fil rouge che collega i tre progetti vincitori: Leasy Store, piattaforma online intermediaria fra proprietari e affittuari di locali commerciali per l’allestimento di Temporary Store; Cult Art, luogo d’incontro fra chi ha bisogno di disfarsi di un arredo e quanti fanno del riuso la propria forma d’arte; Athlon Hunters, team di sviluppatori di videogiochi VR (Realtà virtuale, n.d.r.) che fa leva su una forte community di developers per entrare sul mercato e confrontarsi con i colossi del settore.
Menzione d’onore per Hungry Box, studio sulla realizzazione di frigoriferi e dispense intelligenti in grado di ricordare agli utenti come e quando fare la spesa.
Analisi SWOT, punti deboli e forti di uno Startup Weekend. Abbiamo già detto del senso di comunità che si crea in poche ore attorno ai tavoli. Il contesto, l’essere lì per mettere mani su qualcosa che è frutto della propria mente è un’importante molla motivazionale. Se il contesto lavorativo ancora oggi subisce anni in cui l’odierna chimera del posto fisso ha inabissato coraggio e spirito d’iniziativa, eventi come questo forse riescono a risvegliare quel briciolo di incoscienza necessario per avviare un’avventura imprenditoriale basata sull’innovazione.
Sicuramente le idee hanno bisogno di solide gambe per camminare. La strada indicata dai coach, che si materializza nel Business Model, strumento finalizzato a mettere su carta le possibilità concrete di sogni e idee, ha forse il limite di irrigidire le presentazioni finali che tendono ad assomigliarsi per struttura, contenuti, tesi di permanenza sul mercato. Ovvio che per convincere gli investitori sia necessario presentare loro l’idea vincente ma a primo impatto un approccio eccessivamente improntato sul successo pare una scappatoia per i venditori di fumo piuttosto che un modo per esaltare le intuizioni positive in grado di stare sul mercato.
Ad ogni modo, dai progetti presentati è positivo riscontrare come i concetti di startup e rivoluzione digitale si stiano emancipando dall’autoreferenzialità. Non è un’app o un sito web ben congegnato a fare innovazione. Senza un valore offline, la soddisfazione reale del bisogno delle persone, il digitale non è che uno strumento privo di significato. È sempre bene ricordarlo.











