Il Covid ha sferrato un duro colpo non solo su tutta la filiera produttiva del settore cinematografico, ma ha posto molti punti di domanda su quello che sarà il futuro del settore una volta finita la pandemia. Secondo i dati ufficiali dell’Anec (Associazione Nazionale Esercenti Cinema), nel periodo di riapertura dal 15 giugno al 25 ottobre, oltre il 20% delle sale italiane non ha potuto riaprire. Ed è per questo che l’Anec chiede di intervenire urgentemente per colmare ogni vuoto legislativo sui benefici di natura emergenziale, in quanto si rischia di perdere, finita l’emergenza, il 25% del palco sale. Tra le varie preoccupazioni c’è la difficoltà di riaprire con numerose spese, la mancanza di film nel palinsesto, ma soprattutto un calo di ritorno degli spettatori nelle sale, dopo molto tempo rimasti a casa.
In Puglia, nella prima fase di ripartenza, il calo degli spettatori e le difficoltà dei costi di riapertura delle sale, non hanno risparmiato nessuno. Il Covid, seppur in maniera differente, ha reso incerto sia il futuro dei multisala sia dei cinema d’essai, che da sempre propongono una programmazione di qualità, sperimentale e d’avanguardia a livello locale.
Luca Anaclerio, proprietario del Cinema Splendor, storico cinema monosala di Bari, che da sempre offre una programmazione di qualità ai sui clienti, parla delle difficoltà attuali del cinema d’essai e del progetto di resistenza “Io resto in sala”.
Luca, siete stati gli unici in Puglia ad aderire al progetto “Io resto in sala”.
“L’obiettivo del progetto è quello di conservare un pubblico per le sale italiane, con attenzione a quelle comunità che seguono i cinema di qualità. Appena abbiamo chiuso a fine ottobre abbiamo subito aderito. Credevamo ci fossero altre sale, ma credo che la situazione sia dovuta alla crisi della situazione che tutti i cinema stanno attraversando, compresi noi. Per molte realtà locali sarà difficile riaprire, quindi per molte sale non aveva senso aderire a questa iniziativa”
Quali sono le difficoltà che il cinema d’essai sta attraversando in questo periodo?
“Purtroppo se non ci avesse chiuso il Dpcm, avremmo chiuso noi. La crisi si è fatta sentire pesantemente e riaprire per avere una gestione a pieno titolo con case di distribuzione, Siae, le tasse non mutate è difficile, in quanto sono cambiati anche gli utenti. Noi, ad esempio, avevamo una sala di 280 posti e, in seguito all’emergenza, potevamo usarne solo 100. A conti fatti non c’è possibilità di ripresa con questi numeri”
Attualmente c’è un dialogo con le Istituzioni?
“Sì, le Istituzioni hanno promosso diversi bandi, anche il ministero non è stato indifferente. Franceschini ultimamente ha rifatto un appello a tutto il mondo della cultura, affinché i cinema non siano lasciati soli. La Regione ha finanziato diversi bandi, alcuni cinema stanno partecipando, ma a conti fatti si va sempre in perdita perché le spese ci sono, soprattutto per i monosala come i nostri”
Tra le principali problematiche c’è il blocco delle produzioni dei film di qualità che voi sempre programmate.
“Alcune case di distribuzione, per salvare le loro filiere, hanno preferito indirizzare sulle piattaforme numerosi film, paradossalmente se noi dovessimo riaprire il 3 dicembre non avremmo film da proiettare. Questa purtroppo è la realtà dei fatti, come lo era pure a settembre. Purtroppo risposte diplomatiche a questa problematica non ce ne sono, in quanto noi navighiamo a vista, ma comunque vogliamo essere speranzosi perché la speranza la dobbiamo anche al pubblico che ha continuato a sceglierci nonostante tutto. Ma se la crisi dovesse persistere fino a gennaio o febbraio, la vedo dura. Lo spettatore che purtroppo si abitua a vedere il film a casa, purtroppo continuerà a rimanere a casa e non tornerà nelle sale e questo è un altro problema di cui bisognerebbe parlare”
Come viene garantita la sopravvivenza dei cinema d’essai rispetto ai multisala?
“Un cinema monosala deve affidarsi a contributi sia nazionali che internazionali, perché noi come Cinema Splendor facciamo parte anche dell’ EuropaCinema e sopravviviamo grazie a dei sovvenzionamenti che provengono dall’ Unione Europea. Senza questi, il monosala non può andare avanti. Inoltre, noi conosciamo i nostri spettatori e gli spettatori conoscono noi, c’è un rapporto di fiducia reciproca. Gli spettatori sanno che venendo allo Splendor possono trovare determinati film di qualità. Una delle difficolta che il cinema d’essai riscontra spesso è quella di essere poco sentito. Molto spesso lo scelgono chi s’intende di cinema e non viene visto come una forma d’intrattenimento. Rispetto ai multisala, senza voler entrare in competizione, noi per scelta non abbiamo la pubblicità”
Quali sono secondo voi i segnali di speranza per il settore cinematografico post emergenza?
“Spero si realizzi quello che il Presidente Mattarella ha detto a marzo, cioè che in Italia e in tutto il mondo si debba ripartire da queste arti, che sono state messe in disparte per molto tempo. La questione si giocherà su come gestire l’uscita dal Covid e su come la gente vivrà l’effetto calma, secondo me tutte le arti anche il cinema dovranno riscoprirsi e reinventarsi in funzione di questa speranza. Il pubblico non ritornerà subito in sala e questa situazione non riguarderà solo i cinema d’essai, ma anche i multisala”.












