Se vai in vacanza sapendo dell’isolamento fiduciario puoi essere licenziato.
A stabilire questo paradigma, che ha scatenato molte polemiche sui social, è stato il Tribunale di Trento con una sentenza emessa il 21 gennaio 2021. Un’azienda nel ramo pulizie ha licenziato una addetta perché, di rientro da una vacanza in Albania, ha prolungato il suo periodo di assenza dal posto di lavoro in virtù delle norme obbligatorie di contenimento epidemiologico.
L’isolamento fiduciario però al momento della partenza era già previsto dai DPCM vigenti, quindi il Giudice ha confermato la teoria del datore di lavoro rispetto all’assenza ingiustificata, spiegando così i fatti:
“Appare evidente che la ricorrente nel momento in cui si recò in Albania per trascorrere le proprie ferie dal 03 al 16 agosto 2020, era o comunque doveva essere pienamente consapevole che al suo rientro in Italia non avrebbe potuto ritornare al lavoro immediatamente dovendo osservare un periodo di 14 giorni di isolamento fiduciario. Ella quindi si è posta, per propria responsabilità, in una situazione di impossibilità di riprendere il lavoro alla data prescritta”. Prosegue la sentenza:
“Esigere che la ricorrente tenesse quest’ultimo comportamento non costituisce un’illegittima limitazione dell’esercizio del diritto di fruire delle ferie. Basti pensare che il soddisfacimento delle esigenze di sanità pubblica, sottese alla necessità di contrastare la perdurante pandemia, ha comportato per ampi strati della popolazione residente in Italia il sacrificio di numerosi diritti della personalità, anche tutelati a livello costituzionale”.
Quindi secondo questa impostazione, essendo stati coartati a livello generale tantissimi diritti costituzionali per gli scenari straordinari ed inediti che sono accaduti nel Mondo, era responsabilità della dipendente non mettersi nella condizione di non poter tornare alla data stabilita di fine ferie, in forza lavoro. Un caso di lesione del vincolo fiduciario tra azienda e lavoratore, non potendo rispettare la programmazione turni né, per la mansione prevista, non potendo eseguirsi in lavoro agile.
Casi come questi sollevano nuovi dubbi, nuovi approcci alla vita, alle professioni, e sicuramente nuovi orientamenti giurisprudenziali e nuove norme. Basti pensare al dibattito aperto in Europa sul diritto alla disconnessione, frontiera dettata dallo smart working e dalla digitalizzazione imperante.











