“Il nostro Sud e il nostro Paese hanno bisogno di progetti di grande respiro, di grandi orizzonti. Il Sud non ha bisogno di aiuti a pioggia, non ha bisogno di assistenzialismo, non vuole vivere di cassa integrazione. Il Sud non si merita un’autonomia differenziata che privilegia gli uni a discapito degli altri. Sono 150 anni che il Sud chiede altro. Il mio Sud e la terra di Bari vogliono solo due cose: lavoro e legalità”.
Questo, in sintesi, il messaggio lanciato nella giornata di ieri dal presidente di Confindustria Puglia Sergio Fontana in occasione dell’Assemblea generale degli industriali del capoluogo pugliese alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il sindaco di Bari Antonio Decaro, l’Assessore allo Sviluppo economico della Regione Puglia Alessandro Delli Noci, il Viceministro alla Giustizia Francesco Paolo Sisto, l’Amministratore Delegato del Gruppo TIM Pietro Labriola e il presidente nazionale di Confindustria Carlo Bonomi.
Parlando della stretta attualità, il presidente barese degli industriali ha sottolineato come “la guerra tra Russia e Ucraina ha scatenato una crisi energetica e ha intensificato la crisi di approvvigionamento delle materie prime, offuscando con nubi minacciose il nostro orizzonte. Le previsioni stimano che il PIL dell’Italia nel 2023 sarà vicino allo zero. Altre previsioni, più negative, ci dicono che saremo in recessione. A partire dal mese di agosto gli uffici della nostra Associazione hanno riscontrato un preoccupante segnale: sempre più aziende chiedono informazioni sulle modalità di accesso alla Cassa Integrazione: è evidente che le imprese del nostro territorio si stanno preparando al peggio. I dati INPS parlano ancora più chiaro: nell’area di Bari e BAT nel mese di settembre c’è stata un’impennata delle ore di Cassa Integrazione. Nel solo mese di settembre sono state registrate quasi 2 milioni e 700 mila ore di Cassa Integrazione. Una pericolosa spirale recessiva sta iniziando. Bisogna intervenire subito”.
Secondo il presidente nazionale Carlo Bonomi “riteniamo fondamentale l’Intervento sul taglio cuneo fiscale, abbiamo un cuneo fiscale troppo alto, il 46,5%. C’è una fascia, quella sotto i 35mila euro, che sta soffrendo, noi dobbiamo mettere più soldi in tasca. Serve intervento choc, servono 16 miliardi, due terzi ai dipendenti e un terzo alle imprese. Significa mettere 1200 euro in tasca in più ai lavoratori”.











