A partire da quest’oggi entra in vigore un ulteriore pacchetto di sanzioni dell’Unione Europea nei confronti della Russia. In particolare vengono colpiti i prodotti petroliferi, con un “price cap” sulla vendita in Europa della materia prima di produzione e lavorazione russa.
Così come entro il prossimo 24 febbraio sarà pronto il decimo pacchetto di sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina. “Avrà un volume di circa 10 miliardi di euro” e sarà focalizzato ancora sulla tecnologia, secondo quanto annunciato da Ursula Von del Leyen. Questo, “affinché la tecnologia non possa essere usata dalla macchina da guerra russa. Abbiamo guardato più a fondo nei componenti trovati nei droni, per assicurarci che ci sia disponibilità zero di queste tecnologie per la produzione di droni, per esempio in Iran”, destinati alla Russia. Altro tema rilevante sono le misure che servono a non vanificare l’effetto di tutte le altre restrizioni applicate finora. “Ci focalizzeremo sulla lotta all’aggiramento delle sanzioni, ci saranno delle proposte su questo”.
E scatta subito l’allarme per le conseguenze che arriveranno ben presto con una serie di inevitabili rincari sul prezzo di benzina e diesel. Una misura che, sottolinea Assoutenti, rischia di determinare nuovi rincari dei carburanti alla pompa con danni sia sul fronte dei costi dei rifornimenti, sia dell’inflazione, considerando anche il possibile e deprecabile fenomeno della speculazione (peraltro in questo periodo sotto l’attento controllo del Governo e della Guardia di Finanza).
“Verrà meno un milione di barili al giorno provenienti dalla Russia, spingendo i vari Paesi a rifornirsi di benzina e gasolio presso altri Stati come Cina e Stati Uniti, con conseguenti maggiori costi di trasporto, senza contare le possibili speculazioni legate alla corsa agli accaparramenti”, spiega il presidente Furio Truzzi.
“I listini alla pompa potrebbero così toccare in Italia nuovi record, considerato che già oggi sulle autostrade il gasolio in modalità servito è tornato a superare quota 2,5 euro al litro su diverse tratte”, prosegue Truzzi.
Secondo uno studio diffuso da Assoutenti che ha messo a confronto i dati del 2012 con quelli del 2022, il business dei carburanti ha fruttato in Italia lo scorso anno 9,4 miliardi di euro solo a titolo di “extra-profitti”.
La quotazione media del secondo semestre del 2012 era pari a 109,85 dollari al barile, scesa a 94,65 dollari di media del 2022 (secondo semestre); nello stesso periodo il cambio euro/dollaro è passato da una media di 1,32 a una media di 1,04, con la conseguenza che in euro un barile di petrolio è aumentato in 10 anni del +9,4%.
Nello stesso arco temporale i prezzi medi dei carburanti alla pompa (senza tasse e imposte) salgono del +23,4% per la benzina (da 0,757 a 0,934 euro/litro) e del +38% per il gasolio (da 0,800 a 1,104 euro/litro).
Se si considera anche l’inflazione registrata tra il 2012 e il 2022 in Italia, l’extra-profitto derivante dalla differenza tra i prezzi del petrolio e quelli dei carburanti raggiunge 0,190 euro/litro per la benzina, 0,264 euro/litro per il gasolio.
Questo significa che, sulla base dei consumi di carburante registrati in Italia nel 2022, pari a 10.384 miliardi di litri di benzina e 28.526 miliardi di litri di diesel, lo scorso anno grazie alla crescita dei listini alla pompa si sono registrati extra-profitti per 9,39 miliardi di euro: 1,973 miliardi sulla verde, 7,417 miliardi sul gasolio.
Soldi che sono usciti dalle tasche dei cittadini per finire in quelle di compagnie petrolifere, intermediari e distributori. “Extra-profitti che ora finiscono al vaglio di Antitrust, Mister Prezzi e del Ministro delle Imprese Adolfo Urso, cui abbiamo girato il nostro studio allo scopo di verificare l’esistenza di fenomeni speculativi sui carburanti che abbiano prodotto guadagni enormi per pochi e danni economici per milioni di automobilisti italiani”, conclude il presidente di Assoutenti Furio Truzzi.
Secondo quanto riporta l’Unione nazionale consumatori i dati settimanali del Ministero dell’Ambiente evidenziano come il prezzo al servito per diesel e benzina sia rispettivamente di 2,007 euro al litro e 2,051 euro al litro, mentre al self service i prezzi oscillano tra 1,859 e 1,883 euro per la benzina e tra 1,904 e 1,926 euro per il diesel.
Alla luce di questi numeri, il presidente dell’Unione nazionale consumatori Massimiliano Dona ha chiesto al premier di reintrodurre i tagli decisi da Draghi. “Rispetto al 31 dicembre 2022, oggi un litro di benzina costa quasi 23 centesimi in più, con un rincaro del 13,8%, pari a una stangata di 11 euro e 36 per un pieno da 50 litri, 273 euro su base annua considerando 2 pieni di carburante al mese a famiglia, mentre il gasolio sale del 12%, oltre 20 centesimi al litro, pari a 10 euro e 22 centesimi a rifornimento”.











