Secondo quanto emerge dai dati condivisi dal Ministero della Salute, dal 2019 al 2021 gli accessi alle cure per disturbi della nutrizione e dell’alimentazione (DAN) sono aumentati quasi del 40%. Oltre all’impatto sulla salute fisica degli individui, i disturbi della nutrizione e dell’alimentazione — come anoressia, bulimia nervosa e binge eating — coinvolgono anche l’intera sfera psicologica della persona, spesso rimanendo latenti a livello sociale, con conseguente impatto sulla qualità della vita e sulla salute mentale delle persone che ne soffrono.
L’analisi vuole accendere i riflettori sul tema e sull’importanza dell’adozione di strategie preventive, tra le quali gioca un ruolo chiave l’intraprendere un percorso volto al benessere psicologico, oltre che fisico. Emerge così che, tra le persone che affermano di non avere un buon rapporto con il cibo e con il proprio corpo, solo il 9,3% sostiene di avere già una diagnosi di disturbo del comportamento alimentare, mentre il restante 90,7% potrebbe essere alla ricerca di supporto psicologico per la prima volta.
Geografia e sesso: la percezione DAN in Italia
Dall’Osservatorio emerge come più della metà degli individui alla ricerca di supporto psicologico per possibili DAN sia concentrata nelle regioni del Nord Italia (58,1%), mentre il 22,1% vive in Centro Italia e il 19,8% nel Sud e nelle isole maggiori. In top ten, la Puglia con un valore percentuale di persone alla ricerca di un supporto psicologico è pari al 4,2 come in Sicilia.
Secondo l’indagine, le persone che sostengono di non avere un buon rapporto con il cibo e con il proprio corpo sono principalmente donne (79,4%) e soggetti con meno di 33 anni (64,5%), con una concentrazione maggiore che si osserva nella fascia tra i 25 e i 32 anni (44,5%).











